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Caso Zanardi: sciopero della fame in favore delle coppie gay

Nessuno ne parla - ma che succede nell’informazione italiana? - ma per settimane va avanti lo sciopero della fame di Francesco Zanardi, sostenuto dal compagno Manuel. A tre riprese ho aderito per il breve periodo di 36 ore allo sciopero della fame, minima particella di impegno con una forma classica della non violenza ca cui si ricorre nel silenzio delle istituzioni, quantomeno per esprimere vicinanza ai due giovani che lottano contro il trattamento discriminatorio che la nostra legislazione riserva alle coppie omosessuali, una delle tante anomalie italiane rispetto al resto d’Europa.

Il nostro paese potrà anche considerare sbagliato legalizzare il matrimonio di coppie omosessuali, ma non puo’ permettersi di ignorarne l’esistenza nel resto d‘Europa, l fine di raccordarsi normativamente. Invece nessun riconoscimento, mezzo-riconoscimento, registro nazionale, formula ibrida di compromesso o altro, resta solo il silenzio normativo. Come per le unioni di fatto eterosessuali, come per altri diritti civili che vedono l’Italia nella china che la conduce fuori dalla modernità, di quella modernità intesa come spazio di libertà civile, rispettose dei diritti altrui e responsabile con i dovuti obblighi, ma libertà.

Invece nel XXI secolo, siamo arretrati addirittura al prima-Cavour, e « cio’ che io non farei » (ma, aggiungo io, poi magari di nascosto faccio), diventa « cio’ che nessuno deve fare », dove il peccato è reato, la dottrina codice legislativo e diritto di famiglia.

Battaglie come quella di Francesco e Manuel non riscuotono grandi consensi politici, e nemmeno adeguata mobilitazione al di fuori della battagliera comunità delle minoranze di orientamento sessuale. Dentro le istituzioni le posizioni dei partiti in proposito sono note, ed è bene che l’Italia dei Valori raccolga questo impegno anche facendo uso di ogni strumento parlamentare a disposizione (nostra interrogazione al Parlamento Europeo), ché almeno le istituzioni saranno obbligate a discutere il tabù. Ma dentro la società si eviti anche di settorializzare le mobilitazioni - omosessuali per i diritti degli omosessuali, donne sole per i la protezione della donna, coppie non fertili per la fecondazione assistita, disabili contro le discriminazioni di cui soffrono, e altre croci. Perché oltre ad attrezzarsi per un percorso di impegno che deve fare della sua « durata » una delle poche armi a disposizione (i media non aiutano, i numeri in parlamento non ci sono, dunque ci armi di tenacia), si deve affermare una battaglia per una visione complessiva di una società liberal-democratica di diritto, che ancora stenta nel nostro paese, anzi, e dove ogni settore vulnerabile è a rischio e ogni tipo di discriminazione è anello della medesima catena conservatrice;

Comunicato stampa del 20 Gennaio 2010: Diritti Gay: "UE garantisca principio di eguaglianza e riconoscimento delle coppie"