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Un viaggio nella povertà dell'Europa

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Un viaggio nella povertà dell'Europa
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Bruxelles, Roma -. Una mattina di ottobre il Parlamento Europeo ha ricevuto una visita poco ordinaria, tra i tanti appuntamenti della frenetica istituzione, quando le sue pareti hanno accolto l'assemblea europea di Emmaus. Ho avuto l'onore, vero, di fare gli onori di casa a questa forza popolare mobilitata, sull'esempio dell'Abbé Pierre, nell'assistenza dei più poveri della nostra società: i senza tetto, i mendicanti, molti immigrati clandestini. È quell'umanità di veri ultimi che non per questo sono sempre i primi ai nostri sfuggenti sguardi, che con la loro presenza indesiderata e la loro condizione emarginata delineano i tratti della nostra vergogna - un'indecenza sempre più imbarazzante per l'Europa tanto fiera delle sue conquiste e altrettanto avvinghiata alle sue certezze.

 

La vergogna della povertà urbana che cresce, tumore maligno che tutto, passo passo, travolgerà. L'Europa questo lo sa, i calcoli in tasca sa farseli, ce lo ricordano due criteri principali. Il coefficiente Gini cresce (si consulti la voce su Wikipedia per comprenderne il meccanismo), così come cresce la relazione S80/S20 (rapporto tra il 20% dei più ricchi e il 20% dei più poveri. E la crisi ha fatto emergere nuove povertà, anche taciute, come quelle di cui a Firenze si occupa da secoli l'Oratorio di San Martino in soccorso anonimo dei "poveri vergognosi".

Tante altre cose vanno male in Europa - si dirà, e allora figuriamoci per i senzatetto... Ma il viaggio in questa notte fonda dell'emarginazione soprattutto urbana è un viaggio nei pozzi neri dell'identità europea, quella voglia di riscattarsi da secoli di ineguaglianze strutturali vero il "sole dell'avvenire" dell'Europa unita: un'area di prosperità diffusa, dove sono garantiti i meccanismi della mobilità sociale e dei diritti fondamentali - tranne che...

Eppure non parliamo della "fame nel mondo", condizione tanto reale e atroce quanto astratta per tanti nostri concittadini che questa miseria lontana non se la immaginano nemmeno, esotico paesaggio di miseria ad altre latitudini. Qua invece è solitudine e povertà definitiva e sotto l'angolo. Quest'estate avevo raccontato nella lettera "Europea" sul mio sito: "Una notte alla stazione di Roma Tiburtina: al fresco, l’umanità senza tetto si prende quasi una rivincita su chi dorme in case caldissime, e si mescola a giovani turisti che viaggiano con poche lire o a un parlamentare che ha perso l’ultimo treno e non va a nanna preferendo restare ad aspettare il primo del giorno dopo. Brevi dialoghi con gli uni e con gli altri. Ma di fatto guardiamo alle vicende e alla solitudine altrui solo senza vera partecipazione, solo laddove interessano anche noi, come occasione per osservare la vita, la società, per farne politica. A ottobre, all’assemblea annuale di Emmaus, tornerò su questa incomunicabilità che fa coppia con l’abitudine rispetto agli ultimi della nostra società."