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Memoria Collettiva

Roma Occupata

Il 24 marzo è l'anniversario della strage delle Fosse Ardeatine, un massacro compiuto a Roma nel 1944, una delle vicende più feroci della presenza nazista in Italia. Quest'anno voglio ricordarlo condividendo con voi la canzone di Giacomo Lariccia. "Roma occupata" è stata scritta dopo aver ascoltato la storia commovente della figlia di una delle vittime. E' il racconto delle ultime ore di Renzo Giorgini industriale romano, prigioniero di via Tasso e vittima della rappresaglia tedesca che fece 335 morti.

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Una giornata europea in memoria dei Giusti

APPELLO

Il Comitato Foresta dei Giusti (www.gariwo.net), sta lanciando l'appello per chiedere al Parlamento Europeol'istituzione di una Giornata europea dedicata ai Giusti, gli uomini e le donne che nel mondo hanno cercato e cercano di impedire i genocidi in difesa dei diritti umani. Io ho deciso di aderire perché l'intento è quello di rendere universale il concetto di Giusto, estendendo questa categoria dalla Shoah a tutti i genocidi e crimini contro l'umanità.

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Una giornata europea in memoria dei Giusti

I Giusti hanno salvato l’onore dell’Europa ai tempi della Shoah: in un’epoca dominatadagli ignavi e dagli assassini, ci hanno permesso di non disperare dell’umanità, perché non hanno esitato a rischiare la vita per salvare altri esseri umani.

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Ustica: è stato un missile francese

Lunedì 30 giugno 1980, ero all’aeroporto di Bologna, aspettando l’aereo per rientrare a Roma che ritardava. C’era anche Antonio Patuelli, allora Vicesegretario Nazionale del PLI.

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Niccolò Rinaldi consegna ad Enrico Pieri il premio cittadino europeo dell’anno

Oggi 12 agosto nel 67 anniversario della strage di S. Anna di Stazzema  Niccolò Rinaldi consegnerà ad Enrico Pieri, da parte del Parlamento Europeo, il premio di cittadino europeo dell’anno. Enrico Pieri, Presidente dell’associazione “Martiri di S. Anna di Stazzema”, è uno dei pochi sopravissuti dell’omonima strage avvenuta nell’estate del 1944  e perseguita ad opera delle forze nazi-fasciste in Italia. La strage fu una delle più cruente riportate negli archivi ed ha segnato profondamente la coscienza civile del nostro paese: vennero uccise senza pietà 560 persone per lo più anziani, donne e bambini.

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“Che siano i nostri figli e nipoti a piangere al nostro funerale: non vogliamo essere noi a dover piangere il loro”

Sono parole forti quelle che pronuncia Abdelfattah Abusrour, che fra il primo e l’ultimo dei suoi nomi stampati sul programma di sala ne elenca almeno altri 8, per ricordare le dieci generazioni che lo hanno preceduto. Nato nel campo profughi di Aida, Bethlehem, ingegnere biomedico e artista, ci racconta con voce chiara e assertiva del suo arrivo a Parigi molti anni fa, dottorando con una borsa di studio ed un documento di identità su cui c’era scritto: “nazionalità giordana, sotto mandato israeliano”. Protestò, chiese che ci fosse scritto “nazionalità palestinese, sotto occupazione israeliana”, le autorità francesi gli dissero di tornare il giorno dopo, e gli consegnarono infine un documento con la dicitura “nazionalità da determinare”.

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