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Cultura & Educazione

Ciao

"Allora sarei stato capace di scrivere versi alla luna, e ti assicuro, la sera, sul ponte, quando c'erano i balli a bordo, la luna era talmente scenografica, era talmente mia. Ma a quel tempo io ero stupido, facevo dell'ironia sulla vita, non sapevo godere la vita che mi era data, e così ho perso l'occasione, e la vita mi è sfuggita." 
Da “Gli ultimi tre giorni di Fernando Pessoa”, di Antonio Tabucchi, un italiano che ha fatto onore alla cultura, e all'Italia, anche in questi anni di declino. Un europeo convinto, un pisano che ha saputo viaggiare e immergersi nella cultura, che abitò a Firenze e visitava i campi Rom dove aveva alcuni amici. Uno di quegli italiani che ci permettono di andare a testa alta per il mondo.

Salviamo l'arte cordaia

È difficile trovare la via d'uscita da un labirinto nel momento in cui ci si è dentro. Analogamente non è affatto semplice orientarsi tra gli innumerevoli e continui rimandi a questo o a quel dato regolamento della Commissione europea (CE) quando si cerca di approfondire una determinata questione. Si pensi, per esempio, al regolamento europeo n. 1069/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio recante "norme sanitarie relative ai sottoprodotti di origine animale e ai prodotti derivati non destinati al consumo umano".

 

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Al via Raccolta firme per riavere la "Gioconda"

Parte il 28 luglio, in piazza Santa Maria Novella, a Firenze la raccolta firme, con lo scopo di consegnare una petizione di oltre centomila firme ai ministri della Cultura di Italia e Francia e al museo parigino del Louvre chiedendo il rientro della Gioconda, in occasione del centenario dell'esposizione dell'opera di Leonardo nella Galleria degli Uffizi. La speciale esposizione dell'opera avvenne dopo il ritrovamento del quadro, proprio a Firenze, a seguito del furto della Monna Lisa perpetrato a Parigi nel 1911.

Mi auguro che la Gioconda torni presto a Firenze per questo spero che saranno in tanti a firmare la petizione, dobbiamo mobilitarci tutti.

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Ciao Juliano, il regista della libertà.

Il regista arabo-israeliano Juliano Mer-Khamis e' stato ucciso il 4 aprile mentre si dirigeva verso il Teatro della Libertà nel campo profughi di Jenin. Juliano, figlio di una israeliana, Arna Mer, e di un palestinese cristiano, Saliba Khamis, faceva da spola tra Haifa e il campo profughi di Jenin dove nel 2006 aveva creato il Freedom Theatre per proseguire quel sogno iniziato dalla madre con lo Stone Theatre e andato distrutto nel 2002 dall'esercito israeliano nel pieno della seconda Intifada. Il teatro, rivolto ai bambini del campo profughi, é diventato un importante centro culturale dove i ragazzi, oltre a mettere in scena produzioni teatrali, svolgono varie attività tra cui l'informatica, scrittura creativa, fotografia, cinematografia e terapia teatrale.

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Uno spaccato di Afghanistan al circolo IDV Livatino

Livorno. Dopo la cultura armena quella afghana, egregiamente ritratta da chi realmente l’ha potuta conoscere. Il circolo culturale Idv Rosario Livatino ha presentato il 30 marzo un altro importante capitolo del progetto teso a promuovere l’approfondimento multiculturale e l’incontro tra popoli diversi.

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