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Cultura & Educazione

CULTURA - CIVILTA’ - SOLIDARIETA’

di Beatrice Rangoni Machiavelli

Cultura deriva da coltivare e secondo la definizione che ne ha dato l’UNESCO:

“La cultura può essere considerata come l’insieme degli aspetti spirituali, materiali, intellettuali ed emozionali unici nel loro genere che contraddistinguono una società o un gruppo sociale. Essa non comprende solo l’arte e la letteratura, ma anche i modi di vita, i diritti fondamentali degli esseri umani, i sistemi di valori, le tradizioni e quello in cui si crede”.

Il tempo in cui viviamo ci costringe ad assistere al declino morale e culturale del nostro paese. La scuola non è più in grado di dare una formazione adeguata a comprendere e gestire le sfide cui siamo confrontati. Perfino la nostra bella lingua è storpiata dagli sms dei giovani, che spesso abbiamo difficoltà a capire. L’uso delle parolacce si è fatto più frequente e dal mondo del calcio è passato in due settori chiave nel plasmare il linguaggio pubblico come la tv e la politica.

Non dobbiamo solo conservare il passato, ma avere uno sguardo responsabile al futuro, per poter costruire una società e una qualità della vita migliore e rispettosa della dignità di tutti e di ciascuno.

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21 Dicembre 2009 - Presentazione del libro "Storia del conflitto anglo-irlandese" di Riccardo Michelucci (evento ALDE)

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La Scuola

Tratto da "Per la Scuola" di Piero Calamandrei (Sellerio editore)

La nostra scuola viene lasciata ormai costantemente sempre più indietro qualitativamente rispetto alle scuole degli altri Paesi "industrializzati". In Italia si preferisce ormai destinare fondi in spese militari o in opere inutili. Di anno in anno assistiamo a una diminuzione del bilancio scolastico delle scuole italiane, mentre altrove in Europa si destinano maggiori fondi per l´istruzione, perché la considerano il luogo in cui creare le persone del domani. Una scuola che non funziona e declassata preclude agli studenti la possibilità di un futuro migliore e limita anche la loro visione del mondo e minaccia di indebolire la coscienza democratica.

Non tutti in giovani, anche fra coloro che protestano contro i tagli ai bilanci e il peggioramento continuo della scuola e dell'università, conoscono il nome Piero Calamandrei, al quale è dedicata il circolo IdV di Palestrina. Calamandrei fu professore durante il fascismo, uno dei pochi che non ebbe e non chiese mai la tessera del partito. Fondò il Partito d'Azione e fu membro della Consulta.
In un suo memorabile discorso pronunciato a Roma nell´11 febbraio 1950al III Congresso dell´Associazione a difesa della scuola nazione (ADSN) pubblicato in "Scuola Democratica", periodico di battaglia per una nuova scuola e riproposto ora in "¨Per la scuola" (Sellerio editore), Calamandrei sfodera argomenti forti - dalla scuola come organo cvostituzionale al suo ruolo insostituibile per assicurare la mobilità sociale. Ne riportiamo qui alcuni brevi passaggi, a mo' di un precurose "manifesto".

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21 Settembre 2009 - Presentazione del libro "Costruire lo sguardo - storia sinestetica del cinema europeo" di Plinio Perilli (evento ALDE)

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Cultura & Educazione

"Cultura", "educazione", sembrano parole ormai ostiche a troppa parte della politica.
Nel migliore dei casi si cerca il "consenso", più spesso si insiste nella "comunicazione", nel "messaggio", nel "target".
Gli obsoleti intellettuali sono soppiantati da analisti di marketing, scuola e università non sono più un campo interessante d'azione politica, preferendogli lo spettacolo televisivo. Passo passo, la politica e la riflessione culturale stanno imboccando cammini separati e anche privi di comunicazione reciproca. Si rincorre l'intervista, la telecamera, si investe in convegni autoreferenti, magari si sfoglia il libro dell'immancabile collega parlamentare, e intanto si dimentica volentieri che dietro ogni buona politica, e prima di ogni buona politica, c'è lo sguardo educato alla riflessione approfondita, ci sono la letteratura, e il teatro, il cinema, la musica - i linguaggi del nostro sapere e del nostro esprimerci individuale e collettivo.
E che la pietra angolare di ogni società evoluta è il sapere, la conoscenza del nostro mondo attraverso gli strumenti offerti dalla scuola e dall'università intese come un servizio di qualità e universale e accessibile e non selettivo - dunque scuola pubblica.
Né si saprà mai amministrare bene una città se non si vuole sapere niente di architettura, così come la vita politica sarà solo inesauribile bega di fazione se non è animata anche dai versi di una poesia sulla libertà, o sulla solitudine.
L'Europa avrà un bel cercare la propria unità sfornando nuovi trattati e nuove politiche comuni, se poi non sa riconoscere i suoi linguaggi comuni - che siano la ricerca scientifica, il cinema, o la lettura, e la scuola pubblica e laica per tutti.
L'Europa, del resto, è nata prima nella cultura e nell'economia che nella politica, che ancora arranca dietro a una società per molti aspetti più integrata di quanto non si pensi.

Ma cosa ne sa buona parte della politica della cultura? Tra i nostri governanti, chi ormai si prende il tempo di leggere fino in fondo un libro? Se ne vedono le conseguenze: sono convinto che esista un rapporto diretto tra lo svilimento della cultura e della scuola e l'emarginazione di chi fa cultura, e l'indebolimento dei nostri anticorpi democratici contro l'intolleranza, la superficialità del discorso demagogico, la volgarità del potere.

Scuola e cultura non sono competenze europee, ma restano cardini di ogni società europea, ieri come nel futuro affidato alla società della conoscenza diffusa.
Ho cominciato con una visita ai luoghi di Don Lorenzo Milani, e si cercherà di promuovere scuole di formazione europea e forme di sostegno alla scuola e all'università italiane, ormai sistematicamente mortificate dalla politica e da dissennate scelte governative, convinti che il riscatto del paese passa, prima di tutto, dall'educazione e dal livello culturale collettivo. Del resto, proprio nell'arte e nella cultura possono svilupparsi innovative espressioni dei disagi e delle ambizioni del nostro tempo, impegni e voglie di esserci che ormai non hanno più ospitalità nell'organizzazione della politica.
Anche per questo, un mandato parlamentare deve costituire una piccola ma concreta occasione di ascolto reciproco e aprire la strada a un percorso di eventi piccoli e meno piccoli. Un tempo ogni primo giorno di una stagione era occasione di festa per scandire il cambio del tempo, e il ritorno del tempo, e così ci proponiamo anche di organizzare un appuntamento ogni tre mesi, nelle vicinanze della nuova stagione, a mo' di festa e per abituarci a contaminare il lavoro politico con la ricerca della cultura.
Contributi che sappiano portare anche dentro le istituzioni la riflessione di scrittori, artisti, performer, cineasti, e di tutti coloro che si fermano, riflettono nel silenzio del loro intimo, studiano e si confrontano con i propri mezzi espressivi, e infine presentano pubblicamente il loro pensiero, suscitando un'emozione che vogliamo bella e generosa.