Grazie alla Comunità ebraica di Livorno, che dal rabbino al suo Presidente, mi ha accolto insieme al Presidente della Provincia per una giornata della memoria incentrata sulla « Piccola anatomia di un genocidio » (pubblicato dalla Giuntina). La mattina cinquanta allievi delle superiori di Livorno hanno letto il testo al Teatro dei Quattro Mori, con voci e strumenti dell’Istituto Musicale Mascagni. Il pomeriggio abbiamo avuto un convegno approfondito nella sala della Provincia, mentre a Piombino, Cecina e Portoferraio, altre letture del libro hanno accompagnato l’inaugurazione di altrettante mostre sulla Shoah, che per me è il più profondo paradigma del male e del limite della cattiveria umana, ovvero della sua assenza di limiti. In quelle pagine e nel mio intervento ho insistito sui nuovi revisionismi - la banalizzazione di certi riti e luoghi di commemorazione e perfino la strumentalizzazione politica della memoria della Shoah per farsi patentini di democraticità -, sul latente antisemitismo (in proposito ho firmato e promosso nel PE la « Dichiarazione di Londra ») e sull’evidente possibilità che un genocidio, e il sonno della cittadinanza umana che lo permette, continuino ad aggirarsi nei nostri tempi, non come « accidente », ma in quanto parte integrante della storia. Infatti, al cospetto del milione di morti ruandesi, noi, nell’aprile del 1994, dove eravamo? Noi, nell’aprile del 1994, chi eravamo? Forse eravamo tutti ad Auschwitz come quel primo ministro europeo (francese) che nella primavera del ’94 vi si recò a commemorare la Shoah e a pronunciare un discorso molto forte, esattamente mentre si svolgeva il genocidio ruandese, con la complicità del suo paese ».

Giornata della memoria