Il mondo di oggi non é fatto solo di libri sui campi di sterminio e di commemorazioni - é fatto anche di stragi in corso, di altri stermini.E' fatto di giornate della memoria, e anche di oblii - di boicottaggi, di negazionismi.
Dal Genocidio in Ruanda ai tanti tempi scempi della "locandina dei dolori del mondo" si delinea non solo una geografia delle guerre a cavallo fra due secoli ma anche di una mappa della cattiveria umana, della mortificazione della vita, della volontà scientifica di fare del male, così sistematica che ci disorienta. Le terre dei massacri hanno ciascuna la sua antologia di orrori, e sempre lo stesso é lo sbigottimento di non capire fino a dove può spingersi l'assenza di dignità umana. Capita di guardarsi intorno agli albori del XXI secolo, e restare spaesati, soli e costernati dinanzi alla natura umana, o anche solo all'insufficienza dei meccanismi internazionali di protezione di civili inermi. Quale saldo appiglio é offerto dalla storia della Shoa, perché l'infernale genocidio degli ebrei nel cuore dell'Europa di metà novecento é il paradigma della disumanità. Al punto che sui cocci della mattanza degli ebrei, sul rifiuto di quel mondo di odio,l'Europa ha cominciato a costruirsi diversa, pacifica, unita.
I miei genitori mi portarono da piccolo in visita a Mauthausen - avevo l'età giusta per non poter opporre alcuna resistenza intellettuale né emotiva a quanto scoprivo in quel campo,lasciandomi penetrare da immagini e sensazioni destinate a restare, annidandosi in uno strato sottile della sensibilità. Poi ho avuto la ventura di non conoscere la guerra solo in una versione cinematografica o mediata dalla televisione, ma ad annusarla vicino al campo di battaglia,dove si vede di tutto e ci si abitua a quasi tutto- quasi, perché cose come gli strazi dei bambini o l'odore dei cadaveri fanno breccia in qualsiasi tempra.
Piccola Anatomia di un genocidio é più che altro un invito: a saperne di più. Rivolto a quello che si dice "un pubblico non specialista", chissà che non invogli approfondimenti, altri pezzi di strada, di memoria. Ce n'è bisogno, altroché: farebbe bene al nostro tempo frettoloso e stanco, condizioni ideali alla dimenticanza, perché ormai i morti sono i morti, mentre sono a volte i vivi a non riposare in pace.