Titolo: Una storia per numeri - La NON Europa dell'Italia
Editore: Festina Lente
Genere: Divulgativo
Argomento: Confronti Statistici
Pagine: 64
Data Pubblicazione: 2010
Il candidato deve prepararsi, e così feci quando mi presentai, per la prima volta, alle elezioni europee del 2009. Avendo vissuto tra l'Italia e l'estero per molti anni, desideravo raccontare il mio paese visto dal resto dell'Europa, avvertendo dei suoi crescenti ritardi. Avevo bisogno di dati che testimoniassero del confronto tra Italia ed Europa, alcuni li conoscevo già, altri meli sono procurati.
Non l'avessi mai fatto - sarei tentato di dire: tranne poche eccezioni, ogni statistica conferma quanti tutti sappiamo, ma con la perentorietà dei numeri, delineando sempre la stessa conclusione: che l'Italia - paese fondatore della Comunità Europea, e per secoli ispiratrice, plasmatrice della cultura e della storia di questo Vecchio Mondo, é un sempre più patetico fanalino di coda. Vista l'abbondanza di dati, l'Italia che ne viene fuori non é il segno di una stagione, di una congiuntura, ma é il segno di un'epoca, annunciando un declino raccontato anche dal recente studio del CENSIS sull'Italia nel 2030 - una lettura da brivido:un paese, in assenza di riforme draconiane, schiacciato dal debito,con un divario crescente tra il nord e il sud ormai spopolato, costretto a ridimensionare notevolmente il suo tenore di vita, con il26,5% della popolazione con oltre 65 anni. Questi dati compogono uno specchio del paese in forma di numeri, suddivisi per tema ma senza un ordine reciso - non c'é percorso possibile di queste statistiche: é la storia di un'Italia che si avvita su se stessa - e con invariabilmente tre elementi: statistica dell'Italia; pietra di paragone europea (di norma Germania, Francia, Regno Unito, Spagna); fonte della statistica.
Sono dati che lasciano spesso senza parole, tanto che queste pagine si dovrebbero sfogliare come alla televisione si guardano quelle immagini "senza commento", scene eloquenti - per lo più conflitti, rifugiati, disastri naturali - che non hanno bisogno di parole, perche é ognuno avrà gi stessi pensieri. Perché qui quasi ogni confronto con Germania, Spagna, Francia, Regno Unito - ma spesso anche sull'insieme dei ventisette paesi UE - finisce quasi sempre male per l'Italia: abbiamo la popolazione più anziana e il debito più alto, la spesa sociale meno equilibrata, la burocrazia più inefficiente, le banche e le assicurazioni ^più care, il paese meno competitivo, il minor numero di connessioni internet, siamo i soli a non beneficiare di alcune libertà civili fondamentali (riconoscimento delle coppie di fatto, mediatore civico nazionale, testamento biologico), eccetera eccetera. In questa galleria di ritardi che finiscono dove cominciano i fallimenti, spiccano il costo della corruzione annuale, stimato dalla Corte dei Conti in cinquanta miliardi di €, da antro nero del peggior sottosviluppo, il 26° posto su 27 per qualificazioni e professioni delle donne, e il primato mondiale, da brivido, di aiuto di stato, n impero di 607.000 mezzi per alcuni e di 90.000per altri - ma sempre primato, con al secondo posto le 75.000 auto pubbliche degli Stati Uniti d'America...
In questa selva oscura della statistica nazionale a un certo punto ci siamo fermati e mancano molti dati, e in genere tutti negativi: ad esempio: il costo di un Km di autostrada (quasi il doppio),il numero di processi che ogni anno finisce in prescrizione (circa 300.000), per non parlare del costo delle istituzioni (solo il parlamento, quasi il doppio rispetto a quello tedesco) e via dicendo. Il catalogo non sarà mai esaustivo, éun abbozzo del grande atlante della non-Europa dell'Italia, e ognuno potrà aggiungere altre statistiche.
Si troveranno alcune perle, anche se qui non ci sono rivelazioni, ogni statistica é conosciuta, e alcune potranno anche essere messe in discussione (questione di parametri, e a scanso d'equivoci la fonte é sempre citata) ma a vederle una dietro l'altra, la ghirlanda che compongono fa impressione. E' lo sconfortante spettacolo di un paese ormai di fatto fuori dall'Europa, d'una intera classe politica che, a differenza di quella del dopoguerra ha mancato di agganciare il paese all'Europa,a quella idea di modernità ed efficienza che, seppure tra le sue contraddizioni, l'Europa rappresenta. Ognuno potrà trarre le conclusioni che crede. Senza commento. Eppure ciascuna di queste statistiche meriterebbe l'apertura di un dibattito nazionale,lo spazio nelle migliori trasmissioni televisive, i convegni delle fondazioni politiche - tutt'un circo che se la canta nelle sue fumose discussioni auto referenti - invece si tace. Perché abbiamo una corruzione da Terzo Mondo? Perché l'aria é più inquinata? Perché il maggior numero di infortuni sul lavoro? Perché così poche ambasciatrici? Verrebbe da dire: per abitudine. Meglio lasciar perdere? No, non nascondiamo la polvere sotto il tappeto, e raccontarcela giusta é il primo passo per un riscatto - e prendere nota di questo specchio in forma di numeri sarà forse un atto di rivolta, e anche un antidoto alla rassegnazione. Non perdiamo mai il ritmo di porci queste domande. Che per ricominciare sia questa, almeno, la nostra prima abitudine.
Con un dulcis in fundo, un primato positivo che é la prova che, se si vuole, si può far bene.
Un ringraziamento va a coloro che hanno collaborato alla raccolta di questi dati: Paolo Barabesi, Daniele D'Onofrio, Paola Liguori, Simona Mignozzi - tutti giovani, e tutti meritevoli d'un altro paese.

Una storia per numeri - La NON Europa dell'Italia