Titolo: Dei finanziamenti europei: istruzioni per l'uso
Editore: Festina Lente
Genere: Divulgativo
Argomento: Fondi Europei
Pagine: 105
Data Pubblicazione: 2010
UNA STORIA EUROPEA E UNA STORIA ITALIANA
"A pear is a frustated bridge", il molo è un ponte frustrato
C'é un volto dell'Europa che sfugge alla retorica istituzionale e che é ben più efficace nel comunicare una bellezza concreta dell'interrogazione dell'UE, un volto fatto di persone soddisfatte per aver ottenuto dalle istituzioni europee un aiuto fattivo per realizzare quanto desideravano. Sono i benificiari dei finanziamenti dell'Unione Europea per coloro che, con la propria attività, contribuiscono a perseguire le politiche comunitarie: coesione sociale, lotta contro l'esclusione, innovazione, internazionalizzazione dell'imprenditoria, società della conoscenza, cittadinanza europea, economia verde, e molto altro.
Sono fondi a disposizioni di imprese, associazioni di categoria, fondazioni culturali, amministrazioni locali, organizzazioni non governative, università e centri di ricerca, gruppi di minoranze, disabili o d'impegno ambientale, eccetera eccetera - proprio per tutti quei soggetti che nel nostro paese soffrono di carenza di risorse. In buona parte si può affermare che chi abbia una buona idea ha anche buone possibilità di ottenere un contributo europeo. A patto di saperlo chiedere.
Grazie anche a una somma di burocrazia europea che a volte si somma alla burocrazia regionale o nazionale, l'europrogettazione non é un'arte semplice, ma tutt'altro che una strada impossibile. Del resto di tratta di soldi: nessuno li regala, nessuno, nel mondo della legalità, li ottiene senza sforzo, e anche un finanziamento europeo bisogna conquistarlo. Quello che si richiede é una cultura europea di programmazione, che é spesso quando di più lontano da certe nostre abitudini nazionali: i finanziamenti europei sono legati a chiarezza d'intenti, tempi di attuazione certi, identificazione chiara dei progetti dei partecipanti, inserimento (quando necessario) in un consorzio europeo e quindi spirito internazionale, una rendicontazione in ordine. Altro che lavori cominiciati e fermati a metà, subappalti oscuri, preventivi a casaccio e bilanci raffazzonati prima e a posteriori. Questo scarto culturale é quanto ha fatto sì che l'Italia non abbia fino ad ora utilizzato una gran parte delle risorse europee a disposizione, tanto dirette ( da richiedere a Bruxelles) che indirette (fondi UE per politiche europee gestiti dalle regioni).
Occorre anche un metodo razionale che ci può mancare: del personale che conosca l'inglese e sia un interlocutore della Commissione che grantisca continuità; una conoscenza anche superficiale di altri progetti europei simili accettati o meno, in modo da far proprie le lezioni di qualche precedente; la perseveranza di non scoraggiarsi dopo un primo insuccesso, e la consapevolezza che prima d'inserirsi nel giro virtuoso occorre provare e spesso anche riprovare; il rifuggire da domande per interventi troppo piccoli e magari consorziarsi tra vari soggetti; e soprattutto disporre di buone idee.
Anni fa a Edimburgo visitai un vecchio castello restaurato e trasformato con fondi UE in un'area d'accoglienza per bambini, animata da giovani formati come si doveva ma provenienti da problemi di vita di strada: i genitori potevano lasciare i figli in tutta tranquillità per un'ora o per una giornata, e giochi e attività creative non mancavano. Non mi stupii del successo europeo del progetto: in una sola iniziativa confluivano recupero di beni culturali, la lotta all'esclusione sociale, sostegno alle famiglie. Ma ovunque - Slovenia, Spagna, Portogallo, Slovacchia, eccetera - é facile constatare come altri paesi sappiano approfittare con dovizia di queste opportunità (comprese le cosiddette "autostrade italiane" dell'Irlanda, costruite con i finanziamenti recuperati da quanto non usato dal nostro paese) mentre in Italia continuiamo a usare i fondi europei poco e talvolta, quando li si usi, male, soprattutto nel caso dei fondi europei amministrati dalle regioni - senza alcun impatto significativo nella creazione di lavoro o nello sviluppo dell'innovazione*. E' stupefacente che si rinunci a tutte queste risorse, e che nessuno se ne occupi attivamente nella nostra politica chiacchierona. Durante la discussione della manovra nel2010 un ministro ha gridato allo scandalo per la quantità di miliardi di euro europei non utilizzati dalle regioni meridionali. L'uscita é durata un giorno e il ministro ha omesso di denunciare che l'anomalia nell'uso dei fondi UE é un problema nazionale, soprattutto del Mezzogiorno ma, altroché, anche del centro-nord. E poi cos'avrà mai fatto il governo - i governi...-per porre rimedio?
Perché in Italia non si è mai aperto un dibattito nazionale su un tale scempio di opportunità lasciate cadere. Pare quasi che i finanziamenti europei non siano considerati come risorse proprie, ma che siano sentiti come un bonus alieno, un extra su cui non si deve fare cono. Il blocco é tutto culturale, succube di una mentalità che favorisce la frammentazione delle domande e é a moltitudine di rappresentanze regionali a Bruxelles e di sportelli europei sul territorio non sempre efficaci; una mentalità che non sa o che non vuole comunicare con trasparenza le occasioni possibili, e che aspetta le soluzioni calate dall'alto ("onorevole, ci pensi lei").
Cerchiamo allora di cambiare passo e affermare l'etica della responsabilità individuale e, con spirito liberal-democratico, auspicare che ogni soggetto beneficiario sia messo nelle condizioni di disporre degli strumenti di euro-progettazione. Fu un preciso impegno di campagna elettorale, e fin da subito,dopo le elezioni, ci stiamo provando con un sito che é una ricapitolazione completa e spero anche chiara di tutti i progetti europei diretti e per le quattro regioni dell'Italia centrale, indiretti (e non sempre é stato facile districarsi tra i bandi e le priorità distinte di ciascuna regione), concorsi di euro-progettazione aperti a tutti e gratuiti e diffusi sul territorio (sette solo nei primi mesi), con occasioni formative a Bruxelles ogni anno per gli amministratori locali dell'IDV. Petra Solli, insieme a Gabriele Guazzo, Alessio Morganti, Lucia Pacillo - dell'osservatorio europeo IDV di Bruxelles - si sono impegnati senza risparmio combinando la loro esperienza professionale nel settore con la passione civile per l'interesse collettivo che li contraddistingue.
Queste pagine dunque non sono solo una guida ma un atto di metodo politico. Le si legga avendo in mente una bilancia. Su un piatto si metta quanto offrono i programmi europei, sull'altro la voglia di fare, le risorse locali più adatte. Poi ci si organizzi e si perseguano gli incontri tra le possibilità e le volontà. Perché il compito di una politica repubblicana ed europea é anche di trasformare le idee in progetti, di trasformare gli sforzi protesi in avanti dei moli che si fermano e restano a guaredat5re, nei ponti dove si ritrovino le ambizioni del territorio e l'Europa, la mia e la tua idea.
* Il bureau dell'ALDE ha organizzato una visita a Bagnoli nel marzo 2010. la delegazione europea era presieduta da un ex primo ministro finlandese, il cui profilo, impregnato di buona amministrazione nordica, era così incongruente con l'incerto uso dei fondi europei - via regione - impiegati per l'annosa riqualificazione dell'ex sito siderurgico. In conferenza stampa dichiarò, tra l'approvazione palese dei comitati cittadini presenti, che nel suo paese non ha mai visto tanti finanziamenti europei per un solo progetto e si chiedeva quanti posti di lavoro sarebbero stati creati con le decine di milioni di euro riversati dalla regione nella macchinosa (e con alcuni appalti chiacchierati) riconversione dell'area di Bagnoli. mamille altre volte ho potuto constatare casi di fondi comunitari indiretti, mancati o sprecati.

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