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Uno spaccato di Afghanistan al circolo IDV Livatino

Livorno. Dopo la cultura armena quella afghana, egregiamente ritratta da chi realmente l’ha potuta conoscere. Il circolo culturale Idv Rosario Livatino ha presentato il 30 marzo un altro importante capitolo del progetto teso a promuovere l’approfondimento multiculturale e l’incontro tra popoli diversi. A incorniciare la presentazione del libro “Droga di Dio”, un affresco sincero e senza pretese sugli afghani, in una saletta intima immersa in milioni di libri, i presenti che, di quella popolazione così lontana e della sua continua guerra, hanno voluto sapere di più di quel poco appreso dalla tv. “L’autore del libro, Niccolò Rinaldi attuale Eurodeputato dell’Italia dei Valori a Bruxelles, in Afghanistan c’è stato davvero - ha spiegato Mariella Valenti, Presidente del Circolo culturale Livatino - ed è per questo che queste pagine ti colpiscono nell’anima. Si racconta l’incontro con i capi afghani, la testa alta e la nobiltà dell’aspetto e quei loro nomi così regali, altisonanti, soffici come i tappeti”. “Rinaldi - ha continuato Valenti - racconta anche della solidarietà dei newyorkesi nei confronti degli immigrati, di quella rete di accoglienza che, anche dopo l’11 settembre, è rimasta forte. Un valore, quello della solidarietà, che invece il nostro Governo non promuove con la sterile cultura della paura”. “Sono arrivato in Afghanistan nel 1989 - ha raccontato l’autore - appena ventiseienne mandato dalle Nazioni Unite a ricoprire un incarico per cui non ero pronto. La mia laurea in scienze politiche da poco conseguita con una tesi su Dakar non mi aveva certo fornito gli strumenti culturali e linguistici per poter lavorare laggiù, in un Paese in conflitto. Io della guerra vera, dell’Islam, non sapevo niente. Solo questo basterebbe a spiegare la superficialità con cui l’Occidente si rapporta a questo paese e la faciloneria nel far ricoprire un posto come responsabile dell’informazione a uno sbarbatello neo laureato. Arrivai con la conoscenza del giovane europeo democratico, ritornai anni dopo con l’esperienza di chi, della morte e della distruzione, ne ha sentito l’odore, un odore di cadaveri e bruciato che non si dimentica, e non di chi vede da lontano quella guerra e quelle stragi lontane. Il dolore del lutto costante, le storie di morte in una guerra così cruda, non si capiscono se non si è lì. A contatto con le mine, un milione e mezzo di mine, messe nel modo più perfido, sotto i cadaveri, le rovine, i piccoli oggetti dei bimbi. Con la religione che permea tutto: come ci si siede, come si mangia, come si parla è condizionato dal continuo rapporto con la trascendenza. Con un mondo scandito dalle regole e dai riti dell’Islam in cui i feriti gravi non si lamentano perché ciò che è successo loro è la volontà di Dio. Con quel paesaggio favoloso, lunare, che non somiglia a nessun altro, forte e indifferente alla morte degli uomini che passano quando lui resta”. “La guerra che ho visto - ha continuato Rinaldi - non è quella esotica, rassicurante perché lontana da noi, quella televisiva, vista dal filtro delle tv che tutti noi conosciamo superficialmente e per la quale non ci mobilitiamo e non scendiamo in piazza. L’occidente si mobilita solo quando è lui ad intervenire, e questo è un gap culturale non da poco. L’Afghanistan è un paese che è stato ed è centrale per gli altri, nella storia passata come in quella contemporanea. E’ il paese in cui è nata, per Hitler, la razza ariana. E’ uno dei più grandi produttori di droga. Una delle più grandi piattaforme di mercato di armamenti. Non possiamo commettere l’enorme ingenuità di considerarlo come lontano da noi in un atteggiamento davvero poco lungimirante”. “Questo atteggiamento - ha concluso Marta Gazzarri, capogruppo Idv in Consiglio regionale - caratterizza la nostra superficialità anche nelle grandi questioni attuali. Da Il Cairo, a Damasco, c’è una lotta per affermare la liberazione e quei valori democratici che sono anche i nostri. Come è possibile che nessuno abbia previsto questa svolta? Forse mi spiego tutto ciò alla luce dell’analisi di Rinaldi”.