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"Allora sarei stato capace di scrivere versi alla luna, e ti assicuro, la sera, sul ponte, quando c'erano i balli a bordo, la luna era talmente scenografica, era talmente mia. Ma a quel tempo io ero stupido, facevo dell'ironia sulla vita, non sapevo godere la vita che mi era data, e così ho perso l'occasione, e la vita mi è sfuggita."
Da “Gli ultimi tre giorni di Fernando Pessoa”, di Antonio Tabucchi, un italiano che ha fatto onore alla cultura, e all'Italia, anche in questi anni di declino. Un europeo convinto, un pisano che ha saputo viaggiare e immergersi nella cultura, che abitò a Firenze e visitava i campi Rom dove aveva alcuni amici. Uno di quegli italiani che ci permettono di andare a testa alta per il mondo.





"Cultura", "educazione", sembrano parole ormai ostiche a troppa parte della politica. 
