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Europea 47

Perché quello che le persone hanno fatto, lo rifanno indefinitamente.

(Marcel Proust, All'ombra delle fanciulle in fiore)

 

1. Fare, e rifare

Siamo incorreggibili. Tanta agitazione per il voto di febbraio, poi per il nuovo Presidente della Repubblica, poi per il nuovo governo, e ora siamo tutti a "rifare indefinitamente". Il PDL attacca i giudici, il PD ha perso le elezioni ma ritrovato la strada per stare al governo senza per ora concludere niente, i guru pontificano, i temi sono sempre gli stessi. Anche IdV si ripete, seppure da fuori del Palazzo: attaccare Berlusconi e inciuci - e cos'altro dovremmo fare del resto?

Pure in Europa: i governi litigano sui soldi, il Parlamento europeo chiede di più, i cittadini sono allo stremo, il bilancio UE ancora non c'è, l'Europa continua a perdere posizioni rispetto a Cina & C. .

Spezzare questa ripetitività, cercare di essere tutti più propositivi, di sorprenderci, uscire dalla parte assegnata a ciascuno - e che ciascuno pare volersi tenere ben stretta: sarebbe la vera rivoluzione civile. Anche per questo, ho scelto una posizione politicamente molto scomoda, come quella di candidato alla Segreteria nazionale IdV. Di per sé niente di strano, non sono il solo, ma sono il solo con una formazione politica, professionale e umana vissuta sul terreno del mondo (Afghanistan, molta Africa, le Istituzioni europee), e molto poco nella consueta palestra della politica romana e delle università. Da quando sono divenuto deputato europeo nel 2009, ho cercato di comunicare e di portare più Europa nell'Italia che mi ha eletto, con la consapevolezza, qui ripetuta più volte, che non si fa mai abbastanza. Lo sforzo di candidarmi alla Segreteria è figlio della stessa consapevolezza.

2. La vera battaglia dell'Europa: contro la grande evasione

Dei doveri del candidato si parla altrove - nei "bollettini" della mozione "Le ali del gabbiano".

La credibilità di un candidato si fonda anche sul lavoro svolto nelle Istituzioni, che va avanti senza soste. Anzi. Questa settimana in plenaria a Strasburgo abbiamo lanciato un'iniziativa europea di lotta ai paradisi fiscali (intervento in plenaria e comunicato). Non è materia nuova per me, visto che nel 2010 insieme a De Magistris, Uggias, Vattimo e Prodi, avevo confezionato un ricorso legale contro lo scudo fiscale del governo Berlusconi, che ha permesso il rimpatrio di 105 miliardi con la modica tassazione del 5%. Alla Commissione europea avevamo chiesto di verificare quella che a noi pare un'incompatibilità del provvedimento con le norme UE sul riciclaggio, l'IVA (che in parte é risorsa propria dell'UE, che non può essere sanata da un provvedimento nazionale), e la libertà di concorrenza (per chi ha evaso e rimpatria con una bazzecola è facile competere con chi ha tenuto i soldi in Italia pagandoci le tasse). Ci sono voluti due anni estenuanti di traccheggiamenti della Commissione, con pesanti interferenze politiche, per arrivare a una nostra parziale vittoria: la richiesta europea di recuperare l'IVA. Una richiesta d'inizio 2012 ignorata dai media, ma non dal governo Monti, che aggirò il dispositivo europeo che intimava di recuperare l'IVA sui capitali scudati (parliamo di una cifra fino a venti miliardi, mica poco), con un decreto che vincolava il pagamento dell'IVA, e senza penalità, di fatto solo in caso di accertamento fiscale. Una vergogna, una delle peggiori di quel governo. Nel complesso neanche l'Europa fu molto più onorevole. Ma quello che venne fuori è che l'UE non era attrezzata alla lotta contro l'evasione, ai paradisi fiscali, alle stesse furberie di alcuni governi. Non sono abituato a lasciare una cosa per strada, e persistiamo, e questa settimana abbiamo avviato un percorso che avrà i suoi tempi, ma che se messo sui giusti binari creerà un meccanismo formidabile contro i paradisi fiscali, evitando a monte il rimpatrio scudato dei capitali. Lo abbiamo già proposto oltre un anno fa nei Dieci punti per un governo europeo dell'economia, rispetto alla Svizzera: un accordo tra UE e Svizzera per la tassazione dei depositi bancari dei cittadini UE nella Confederazione, è capace di strappare condizioni molto migliori rispetto a quanto possano fare accordi bilaterali. Applicato anche ai paradisi off-shore, i rapporti di forza comincerebbero a cambiare.

3. Ancora soldi, quelli dei dittatori arabi

Altri soldi sottratti al bene comune: quelli dei dittatori mandati a casa dalle rivoluzioni arabe.  Il recupero di queste ingenti fortune nascoste all'estero è oggetto di un'altra iniziativa europea (intervento in plenaria), ed è cosa altrettanto complicata. Ma è doveroso, così come sarà doveroso il loro utilizzo per il bene dei propri Paesi e con modalità trasparenti. Un anno fa il Parlamento europeo ha votato la mia relazione per le misure di politica economica a favore dei Paesi mediterranei in via di democratizzazione (sostegno alle PMI, maggiore facilità agli scambi diretti tra piccoli imprenditori, borse di studio, trattamento preferenziale rispetto alle barriere non tariffarie), e i fondi che si potranno recuperare dai tesori nascosti dei "rais" deposti sarebbero un toccasana da iniettare nella società reale.

Di tutto questo parlerò questo fine settimana anche a Mestre, in occasione dell'Assemblea delle organizzazioni della società civile del Mediterraneo.

4. Nuove relazioni con la Birmania/Myanmar

Che si cominci a operare seriamente per recuperare risorse pubbliche negli scantinati degli apparati finanziari, é anche il riflesso che ormai la nostra crisi non può tollerare altri indugi. Ma è una buona notizia. Come lo è che la Birmania, martoriata per anni, sia in fase di graduale recupero democratico. Al punto di essersi riqualificata, grazie a vari provvedimenti legislativi introdotti nell'ultimo anno, per un trattamento commerciale di favore in quanto Paese povero (intervento in plenaria). Almeno altrove non rifanno le stesse cose indefinitamente.

5. Alpi: il cuore d'Europa, patrimonio da preservare

Per guardare "lontano" non bisogna orientarsi per forza alla Birmania. Anche le nostre montagne sono una realtà singolare - quasi esotica - delicata, minacciata, ricca. In plenaria (intervento) ho parlato della "Strategia macro-regionale per le Alpi", formula dal sapore di burocrazia a vanvera, ma chiunque vada in montagna sa che le Alpi sono un tutt'uno europeo - e gli Appennini qualcosa di molto vicino - che ha bisogno non di sei politiche nazionali, ma di una sola visione per il lavoro, l'uso dei fondi UE, la difesa del territorio e di una specificità culturale. La geografia ne saprà più di noi.

6. Territorio & Europa: corso per amministratori IdV

Una politica concreta, che offra soluzioni, che viva del rapporto col territorio: vale per le Alpi, per tante cose del mio lavoro di parlamentare europeo, per i corsi di europrogettazione (l'ultimo a Pisa è andato al solito molto bene), per il dialogo con gli amministratori. Il quarto incontro europeo per gli amministratori IdV dell'Italia centrale a Bruxelles avrà luogo la prima settimana di giugno: si parlerà di fondi UE, di caffè letterari come nuovi centri di aggregazione metropolitana in Europa, di spazi occupati, salvati e autogestiti, di esperienze didattiche a scuola sull'Europa, di cultura industriale e città, di politiche femminili nel concreto, e di altro ancora. Un programma ricchissimo, anche troppo per il poco tempo a disposizione, se ne riparlerà.

Dopo quello sui Dieci comandamenti e il loro significato attuale nella società di oggi, è iniziato un nuovo giro di cinque incontri sul nostro rapporto con i cinque continenti. Nel primo incontro, su "Noi e l'America", nella libreria fiorentina dedicata all'antifascista Gaetano Salvemini che in America trovò rifugio, abbiamo avuto contributi in libertà dell'unico giovane italiano che nel 2012 è stato invitato dal governo USA a una visita di formazione per giovani dirigenti politici europei, di una statunitense che da anni lavora in Italia dove rappresenta i Democrats, di uno storico federalista italiano che ha parlato del perché il federalismo ha attecchito subito nell'altra sponda dell'Atlantico e non da noi, uno storico delle esplorazioni per l'origine del grande legame tra europei e americani. Ora si prosegue con "L'Europa e l'Europa", con Marco Pannella, Beatrice Rangoni Machiavelli e altri amici.

7. Grillo & Farage

L'Europa ha bisogno di tutti questi pezzi di buone volontà, come l'Italia. Non ha bisogno invece di Nigel Farage, che Grillo avrebbe elogiato come un modello da seguire in un'intervista al CNBC americano. Forse in Italia non si sa chi sia Farage, ma costà a Bruxelles sì: un affascinante oratore dalla battuta sempre pronta, un salottiero antieuropeista che non solo vuole tenere gli immigrati fuori, ma anche limitare la libera circolazione dei lavoratori europei; un liberista (non liberal-democratico) in economia che è contrario perfino alla tassazione progressiva; un avaro che non vorrebbe che ci fosse un solo euro speso dall'Europa; un conservatore contrario a molti diritti civili. Grillo avrebbe detto che "quelli di Farage sono diventati parlamentari a cinque stelle". Qualcosa non torna. O forse torna tutto.