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ARTICOLO SUL BURUNDI E COOPERAZIONE

Il lago Tanganica, a Bujumbura, offre un piccolo esempio di quello che non é propriamente cooperazione, ma mutuo interesse. Un albergo - proprietario napoletano, audace nell'investire in questo paese laddove si massacravano gli uni contro gli altri e con quell'ottimismo incosciente di chi scommette se non nella pace almeno nella pacificazione - ha realizzato una casa accogliente ed equilibrata, intorno alla quale ruotano tanti locali, che ci vengono a cantare con voci soavissime, a lavorare, a divertirsi sulla spiaggia.

Proprio qui, ai margini di un incontro di parlamentari europei e africani liberal-democratici, ho appreso qualcosa in più sulle nuove frontiere della cooperazione, conoscendo brevemente alcuni oculisti italiani che a turno si recano in Burundi due volte l'anno per intervenire nelle zone rurali del paese.

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ARTICOLO SU HAITI

Port-au-prince. - Le coordinate geografiche più misere dell'intero emisfero occidentale corrispondono con Port-au-Prince, e per un'atroce combinazione astrale, proprio in quel punto ha colpito uno dei peggiori terremoti di sempre nelle Americhe. Fu il 12 gennaio, e sei mesi dopo, con il luglio dopo comincia la temibile stagione delle piogge cicloniche. Durante gli uragani in molte tende non si può dormire, perché l'acqua è alta cinque dita, e alcuni ripari di fortuna saranno spazzati via. E preghiamo che non arrivi un ciclone come si deve...

Ad Haiti mi aggiro nel post mortem d'un terremoto: fra gli ingranaggi degli aiuti che girano. Qualcuno si salva: i più restano schiacciati. All'ecatombe di 300.000 vittime, seguono tanti altri dati terribili: 1.300.000 persone sono ancora senza casa e vivono ammassate in tende di fortuna in ogni angolo della capitale. Altre seicentomila persone hanno lasciato Port-au-Prince per disperdersi altrove. Solo il 25% delle case è "verde", abitabili, mentre un altro 25% è "giallo", inagibili ma recuperabili se riparate, e il 50% sono crollate o da distruggere. Quanto al bilancio dello Stato, da tempo il 90% consiste in aiuto estero, e gli investimenti pubblici sono realizzati al 100% con fondi della comunità internazionale.

Le antiche rogne di Haiti non sono una possibilità di riscatto, di costruire con le ingenti risorse piovute sul'isola - dieci miliardi per dieci anni, di 5,3 per il 2010 e il 2011, di cui 1,67 dall'Europa - quanto questo Stato non aveva: i problemi di sempre sono la mazzata dell'agonia: non si sa da che parte ricominciare. Non vedo un bulldozer per strada, le macerie sono sempre lì. Anche il presidente, ansioso più che altro di sgomberare la Place de la Paix, dove decine di migliaia di sfollati sono ammassati in un campo di fortuna davanti al palazzo presidenziale accartocciato su se stesso, si è per ora rassegnato, e la macerie del potere si specchiano in pochi metri nell'apocalisse della popolazione, le une accanto all'altro.

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ARTICOLO SUL KUWAIT

Kuwait City. - Se c'è paese che non prova troppa compassione per le stragi di civili in Iraq, è il vicino Kuwait. Costà i sette mesi di occupazione irachena hanno lasciato una traccia profonda, incrostando uno strato di risentimento ancora palpabile mentre ci si aggira fra strade perfettamente pulite, moderne, efficienti, e un tantino amorfe. Dall'alto dei grattacieli, o dal dentro dei negozietti del nuovo bazar, non si ha voglia di fare sconti all'antico nemico - oggi prostrato e straziato come forse nessun altro al mondo, ma pur sempre colpevole. Di cosa? Di almeno due macchie, che il Kuwait, paese piccolo ma Paperon de' Paperoni, rinfaccia rispettando i ruoli dati dalla geografia e dalla storia. Primus, non si può non dico amare, ma nemmeno solidarizzare con un gigante vicino di casa, che anziché intessere relazioni amichevoli appena ha potuto ha voluto farsi un boccone del Kuwait, senza che nessuno - mi ricorda un uomo d'affari del posto - abbia levato una voce di protesta a Baghdad: "Erano tutti d'accordo di farci la pelle, in Iraq, anche chi aveva tendenze più democratiche". E proprio non va giù che dopo l'invasione Saddam Hussein non abbia nemmeno imposto un governo kuwaitiano fantoccio, salvaguardando un'indipendenza formale, ma sia andato per le spicce - con l'annessione e la trasformazione d'uno stato sovrano in "provincia". "Nemmeno Hitler ebbe altrettanta spudoratezza con l'Italia nel '43".

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ARTICOLO SU NEPAL, SRI LANKA & BIOGAS

Il tetto del mondo è sempre più un terrazzino; fino a qualche anno fa sulla vetta dell'Everest si potevano raccogliere fino a una cinquantina di alpinisti, oggi al massimo vi si stringerebbero in una ventina. È il sole, il caldo, e mentre gli uomini discutono di cambi climatici il ghiaccio se ne va, i fiumi s'ingrossano, al punto che al Campo 2, sul cammino della vetta, ormai c'è un corso d'acqua, una novità da quelle parti, a quelle altezze.

Un disastro, o un contrappunto, misura difensiva della montagna per sbarazzarsi delle folle invadenti - ormai anche a tredici anni si sale sull'Everest, come è accaduto a maggio, e presto sarà la volta di un centenario che sale sull'Everest, di una donna incinta, di una donna che sulla vetta partorisce, tutti tirati su, facile, e tutti storditi dal senza senso di questo mondo di primati aiutati da ogni genere di apparecchiature, dove l'affanno dell'altitudine è poca cosa rispetto all'ansia di battere il nuovo, stravagante record di salita - salire e scendere sull"Everest in ventiquattro'ore? Saltellando su una gamba sola? Coi pattini?

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Di chi si dimentica l'Europa

Passandoci accanto e trovandolo aperto, sono entrato nell’Oratorio di San Martino, a Firenze, per un rapido sguardo al ciclo affrescato sulla vita del santo. Conoscevo già la curiosa storia della confraternita che vi ha sede, che da secoli svolge un lavoro speciale: assistere i “poveri vergognosi”. Sono le famiglie che apparterrebbero a ceti abbienti e che, cadute in disgrazia economica, non se la sentono di esibire la loro povertà e chiedono aiuto con discrezione nella domanda e nel riceverlo. Le funzioni della confraternita erano quasi cadute in disuso, anche perché in epoca moderna, con l’istituto della pensione, il lavoro di entrambi i coniugi e una maggiore stabilità globale, è difficile che una famiglia che ha una posizione si ritrovi d’un colpo nel bisogno dell’elemosina. Invece, ecco che le “limosine per i poveri vergognosi” sono di nuovo in auge.
Ne parlo con un custode membro della confraternita, che conferma che da circa un anno le domande di sovvenzione, prima rarissime (anche perché l’istituzione non amministra grandi somme), si sono fatte molto più frequenti: tutte famiglie che si trovano nel bisogno per l:a crisi e che non desiderano né rivolgersi al Banco Alimentare né che si sappia della loro sopravvenuta indigenza. Ogni quattro mesi la confraternita cambia, dopo attento esame delle richieste che pervengono in via confidenziale, cambia i beneficiari (circa quattro ogni volta), per permettere di soccorrere, almeno per u n po’, un maggior numero di persone. Ecco che la mia breve sosta si è trasformata in una visita di informazione politica, a suo modo. Ma ecco soprattutto grazie alla crisi che un retaggio medievale torna d’attualità, nel cuore di Firenze.

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