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Malagrotta ha davvero salvato Roma dall'emergenza rifiuti?

Ho ricevuto qui al Parlamento europeo una copia di questa pubblicazione da parte del Consorzio Laziale Rifiuti, vale a dire la società che gestisce la discarica di Malagrotta, la più grande in Europa, anche se Roma non è la città più grande dell'Unione europea. Questa pubblicazione sottolinea, servendosi di un linguaggio dal tono quasi "salvifico", quanto Malagrotta sia stata importante per Roma per evitare chissà quale catastrofe in termini di gestione dei rifiuti.

Eppure Malagrotta, che è una discarica che avrebbe già dovuto chiudere e che invece continua ad andare avanti in un regime costante di proroghe, è a sua volta un grande scandalo, una vera e propria calamità per la capitale. Tant'è vero che - anche con un certo successo - sono riuscito a rafforzare il controllo da parte dell'Unione europea nei confronti di Malagrotta, tenendo conto della violazione della politica dei rifiuti che nel Lazio è purtroppo assai diffusa.

Sicuramente questa discarica avrà anche i suoi meriti. Pregi che però fanno poi sentire il loro peso attraverso costi molto elevati che riguardano non solo la quantità di rifiuti trattati (4.500 tonnellate al giorno), ma anche la salute dei cittadini. Nei pressi della discarica abitano circa 10.000 persone e anche se lo studio epidemiologico condotto dalla regione Lazio - non é stato ancora pubblicato - il numero dei cittadini colpiti da tumori nella zona starebbe registrando un grande aumento. I comitati dei cittadini denunciano, infatti, dati estremamente tragici.

Malagrotta rappresenta anche un cattivo esempio di quanto poco si ricicli a Roma. Nella capitale la percentuale del differenziato si attesta intorno al 24%; tuttavia non si capisce quanto di questo 24% venga in realtà effettivamente riciclato perché si sospetta che una buona parte di questa quantità sia poi gettata nella spazzatura ordinaria a costi tutt'altro che irrisori. Si calcola, infatti, che una famiglia di Roma di quattro persone paghi circa 370 Euro l'anno per la raccolta e il trattamento della spazzatura: una cifra elevata rispetto a quanto si paga altrove in Europa.

Purtroppo, se si considera la direzione indicata con un recentissimo voto dal Parlamento europeo, l'Europa rimane un miraggio. La relazione approvata dal Parlamento sulle linee guida circa il trattamento dei rifiuti indica delle procedure completamente diverse da quelle adottate a Roma. Si parla, infatti, non di un'unica, grande discarica per una città come Roma, ma piuttosto di una molteplicità di centri di trattamento molto più piccoli che riducano l'impatto ambientale come anche i costi di gestione e di trasporto da tutta la città verso un unico centro di trattamento. L'Europa chiede inoltre, attraverso precise direttive, una consultazione e un'informazione della popolazione che deve partecipare a questi processi di decisione sul trattamento ambientale. Politica ampiamente disattesa nel Lazio. Inoltre vi sono precise norme riguardanti il trattamento dei rifiuti e l'impatto ambientale che vengono ugualmente disattese.

Ho aderito alla manifestazione per protestare contro la possibile apertura di una discarica a Villa Adriana: un assoluto controsenso in termini d'impatto ambientale, un vero e proprio scandalo.

Come obiettivo per il 2020, l'Europa ha stabilito che si raggiunga almeno il 50% di raccolta differenziata. A Roma la percentuale è del 24% ma, se pensiamo che a San Francisco si è già al 78%, siamo ancora molto lontani dalla meta indicata. Eppure sono problemi che hanno soluzioni chiare, "con un nome e cognome", compreso il buon utilizzo dei fondi che l'Europa mette a disposizione: fondi europei per una buona gestione dei rifiuti e che purtroppo in Italia sono scarsamente assorbiti.

Forse la cultura che sta dietro la gestione dei rifiuti nel Lazio e a Malagrotta emerge nella prima pagina di questo opuscolo. A chi è indirizzato? Al Presidente della Repubblica, al Capo del Governo, ai Ministri dell'Ambiente e dell'Interno, al Sindaco di Roma. In queste pagine non ci sono statistiche, dati, informazioni chiare e trasparenti sulla gestione dei rifiuti a Malagrotta, ma soprattutto, non ci si rivolge ai cittadini: i veri assenti di questa politica. Questo probabilmente è l'aspetto che richiede il maggior sforzo culturale perché si arrivi a una vera e nuova politica dei rifiuti nel Lazio e a Roma.

ACTA: minaccia globale alla libertà?

In questi giorni la mia casella elettronica, come quella degli altri parlamentari europei, é stata inondata di lettere che esprimono preoccupazione, se non di più, per il trattato ACTA.

Di ACTA mi sono occupato fin da poco dopo l'avvio di legislatura, anche in qualità di membro della Commissione del commercio internazionale. Sul mio canale youtube, infatti, si possono anche rivedere i numerosi interventi tenuti durante la plenaria del Parlamento Europeo, dove ho rivolto alla Commissione le domande che in parte si ritrovano nei messaggi ricevuti in queste settimane. Anche nelle mie "Europee" (le newsletter che invio ogni mese), disponibili sul mio sito, ho trattato spesso di questo trattato. Questo per chiarire che il mio interesse per ACTA è tutt'altro che recente e che sul tema sono stato particolarmente attivo.

Non solo: nel 2010, ho chiesto alla Commissione di rimandare la firma dell'accordo in modo da usufruire del tempo necessario per effettuare uno studio globale sull'impatto di ACTA, non solo sulla libertà di accesso e sull' uso di internet, ma anche su altri aspetti sui quali ho sempre ugualmente insistito. Tra questi vorrei citare la protezione delle Indicazioni Geografiche dei nostri prodotti alimentari e l'accesso alle medicine generiche a basso costo nei Paesi in Via di Sviluppo (sono infatti il vice-presidente del gruppo di lavoro permanente per le medicine e la sanità pubblica nelle aree più povere), spesso ingiustamente tacciate come medicinali falsificati. Purtroppo, seppure per pochi voti, la mia proposta non fu approvata dalla plenaria del Parlamento e la Commissione ha quindi potuto procedere alla firma senza ulteriori passaggi.

All'epoca il Parlamento non era stato oggetto della pressione, cui stiamo attualmente assistendo, da parte dei cittadini. Invece oggi sono gli Stati Membri che firmano il trattato, e credo pertanto che la sua missiva debba essere indirizzata soprattutto ai vari governi europei.

Andando al nocciolo della questione: ACTA è un trattato di cui non ho mai compreso il bisogno, tenendo conto che esiste già nei paesi europei una vasta legislazione anti-contraffazione. Tuttavia di fronte alle tante sollecitazioni espresse da parte mia e di altri colleghi, la Commissione ha sempre ribadito, in tutti i modi possibili, che l'applicazione di ACTA non scalfirà in nessun modo l'acquis comunitario, le libertà fondamentali, l'uso di internet, lo stesso accesso alle medicine o ancora, la difesa delle Indicazioni Geografiche. In una materia comunque complessa e soggetta a informazioni controverse, è importante non demonizzare la posizione della Commissione, che resta un organismo di sorveglianza dei trattati. Essa ha sempre voluto rispondere a ogni dubbio impugnando precisi articoli di un trattato che seppure, a mio avviso, tutt'altro che opportuno, ha comunque la pretesa di difendere legittimi interessi di prodotti europei minacciati da varie forme di contraffazione. Naturalmente queste disposizioni non riguardano internet, a sua volta minacciato da un'eccessiva difesa della proprietà intellettuale. Tra i vari aspetti più delicati, c'è anche la possibilità dei singoli Stati Membri di rafforzare la loro legislazione criminale - solo un'opzione, ma assai preoccupante - rispetto alla quale la scelta spetta al singolo paese, non all'UE.

Il Parlamento Europeo tornerà a discutere su ACTA in aula tra alcuni mesi - presumibilmente dopo l'estate. Nel frattempo, grazie anche alla vostra azione, continuerò a vigilare in tutti i modi affinché siano tutelati i diritti degli internauti, dei gestori e proprietari dei siti, come anche ogni forma di libertà di informazione e di diffusione della conoscenza (per vostra informazione aggiungo che ho votato contro anche alla relazione Gallo che a suo modo abusava del concetto di difesa di proprietà intellettuale).

Questa del resto è la linea di Italia dei Valori, perfettamente consapevole che i temi di cui parliamo sono di primissima importanza per la stessa identità europea e in particolare per una nuova generazione di cittadini europei, che giustamente reclama trasparenza nel processo decisionale, garanzie sui diritti, e un'adeguata visione del nostro futuro.

GUARDA I VIDEO CORRELATI:  1 -  2 -  3 -  4

Salviamo Villa Adriana

Aderisco anch'io alla manifestazione del 4 febbraio per salvare Villa Adriana, per dire no a questa scelta di aprire una discarica a 700 metri da un luogo riconosciuto come patrimonio dell'umanità e per dire no a una chiara volontà di non scegliere una politica più sostenibile ed europea in materia dei rifiuti.

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Giornata della Memoria

Anche quest'anno, il 27 gennaio, commemoriamo la "Giornata della Memoria"dedicata alle vittime dell'Olocausto, della Shoah, alle vittime dell'antisemitismo. Quest'anno io sarò a Mantova insieme alla Comunità Ebraica, che in questa città ha una presenza storica molto importante, come anche insieme a tutte le autorità cittadine. Sono stato invitato in quanto autore di un libro: "Piccola anatomia di un genocidio - Auschwitz e oltre"pubblicato anni fa e che racconta tutte le tappe della persecuzione degli Ebrei e, in particolare, delle responsabilità italiane che sono state pesanti più di quanto spesso si dica, più di quanto vogliamo accettare nella storia dello sterminio di questo popolo.

Ogni anno c'è il sospetto, quando si evoca la "Giornata della Memoria", di cadere un po' in una monotonia, in una sorta di routine; ed è vero che negli ultimi anni, a partire dal 2000, ci sono state più commemorazioni sull'Olocausto, più libri, pubblicazioni che sono state edite, rispetto a quante ve ne siano state dal '45 alla fine degli anni '90.

In questi ultimi anni pare che l'Europa abbia avuto bisogno non solo a livello scientifico, ma anche a livello istituzionale, di memoria collettiva, di ritornare a riflettere su quanto accaduto in quei mesi. Del resto, l'Olocausto costituisce il punto più alto di una guerra civile che l'Europa ha avuto per almeno un paio di millenni e che nel '900 ha raggiunto l'apice - dapprima - nella Prima Guerra Mondiale con i massacri nelle trincee. Io sono spesso a Strasburgo al Parlamento europeo, e lì vicino ci sono i campi di battaglia di Verdun. Lì ci sono stati oltre 750 mila europei che si sono massacrati gli uni contro gli altri a colpi di baionette, coi gas, in una di quelle battaglie che furono tra le più atroci della Prima Guerra Mondiale, e poi con la Seconda Guerra Mondiale, che, rispetto alla prima, ha massacrato masse di civili e ha raggiunto poi nell'Olocausto il suo punto di barbarie maggiore.

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Basta con un ruolo passivo dell'Italia

Benvenuto Ministro! E' questo quello che ho pensato entrando nella sala dell'incontro con il ministro per gli Affari europei Enzo Moavero che si é tenuto oggi al Parlamento di Bruxelles. Una riunione importante quello odierna perché dobbiamo contare di più in Europa e fare gioco di squadra. Sembra che ce ne saranno altri di appuntamenti e questo ce lo auguriamo rispetto all'assenza di un rappresentante dell'Europa negli anni scorsi o di un'abitudine di invocare l'Europa quando faceva comodo, per ignorarla con fastidio quando Bruxelles disapprovava le proprie iniziative. Siamo di fronte a un cambio di prospettiva.

 

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