Chi sono
Sono un italiano che lavora all'estero, ma che ha sempre continuato ad avere rapporti frequenti con il proprio paese e che ha sviluppato uno sguardo critico nel difficile confronto fra l'Italia e il resto dell'Europa.
Nato a Firenze nel 1962, a scuola m'impegnavo con i gruppi di aiuto ai paesi del sud del mondo e con le organizzazioni studentesche, militando anche nelle fila della Federazione Giovanile Repubblicana. Mi sono poi laureato in Scienze Politiche con una tesi sull'economia di strada di Dakar, frutto di una ricerca sul campo in Senegal. In Africa ho studiato come in un paese povero ci s'ingegna per lavorare e proprio a Dakar ho visto che il futuro è di quei giovani che credono nel proprio destino e sanno opporre un sorriso alle difficoltà della giornata.
Dopo l'università ho superato un concorso per entrare alle Nazioni Unite, e ho accettato un posto che era vacante da mesi: responsabile dell'informazione in Afghanistan. Ho così vissuto tra Peshawar (turbolenta città pakistana alla frontiera con l'Afghanistan), Kabul e il resto del paese; ho conosciuto la dimensione quotidiana della guerra, con i suoi dolori e la sua solidarietà, e dunque l'importanza vera delle cose; ho conosciuto cosa sia una società di credenti, dove tutto o quasi ha o pretende di avere una relazione con la parola sacra; e ho conosciuto le contraddizioni e le potenzialità dell'Occidente. L'Afghanistan è stato un periodo duro e appassionante, una scuola di vita - ho scritto alcuni libri ("Islam, guerra e dintorni", edito da L'Harmattan Italia con una prefazione di Jas Gawronski e tradotto in francese col titolo di "Dieu, guerre e autres paysages", con la prefazione di Daniel Cohn-Bendit; "Droga di Dio", edito da L'Ancora; il racconto "Firenze, Herat e la forza di kabul", pubblicato in "Imago Mundi: Piazza di Guerra, edizioni Festina Lente). Scrivere dei viaggi mi è parso sempre un modo, non l'unico, di testimoniare e non disperdere più di tanto la propria esperienza.
Nel 1991 ho lasciato le Nazioni Unite per cominciare a lavorare al Parlamento Europeo, come consigliere politico. Nel 2000, attraverso una selezione interna, sono divenuto uno dei Segretari generali aggiunti, credo uno dei più giovani funzionari con questo grado di questa istituzione. Al parlamento ho sempre lavorato presso il gruppo dei liberal-democratici europei, la famiglia laica ed europeista alla quale fa riferimento anche l'Italia dei valori. Nel mio ruolo ho competenze varie, fra le quali le relazioni con la Palestina e Israele (che visito regolarmente), l'Asia centrale, il coordinamento delle attività di politica estera e di networking con le altre istituzioni. Seguo molte questioni legate all'Italia e spesso mi rammarico nel constatare le tante occasioni perse - politiche, finanziarie, di informazione - dal nostro paese. Cerco di fare bene il mio lavoro, che è anche un privilegio perché tra l'altro mi permette di viaggiare spesso in aree difficili e di incontrare spesso persone eccezionali. Lavorare al Parlamento Europeo comporta una grande frustrazione: abbiamo parecchi mezzi, ma di continuo c'è molto, troppo da fare, in tutti i campi e in tutti i paesi; così alcune volte non si riesce ad approfondire, mentre altre si tralascia con rammarico. Sull'Africa, questo continente irriducibile al nostro stile di vita, e che ha le sue lezioni da offrirci, ho dedicato un altro libro "L'invenzione dell'Africa - un viaggio, un dizionario", edito da la Meridiana, con una prefazione di Walter Veltroni.
Nel frattempo mi sono sposato - moglie milanese - ho avuto tre figli, che attualmente hanno nove, sette e mezzo e tre anni e mezzo, tutti nati in Italia. Da molti anni abbiamo avviato una domanda di adozione dal Madagascar, un paese nel quale ho lavorato durante la transizione democratica, e per ora aspettiamo ancora. I miei hanno vissuto in Italia per un certo periodo, e conosciamo molte delle piccole e grandi sfide quotidiane di una famiglia italiana con figli a scuola e asili nido.
In Italia continuo a seguire su una base di volontariato alcune attività: alcune piccole, come l'appartenenza da parecchi anni al corpo di soccorso sci toscano; altre più impegnative, come l'attività con Equoland - di cui sono co-fondatore e consigliere d'amministrazione-, una delle principali cooperative di commercio equo e solidale italiane, che ha recentemente aperto una fabbrica in proprio per la produzione di cioccolato, realizzando la prima filiera integrale del commercio equo e solidale in Europa. Questa del commercio equo e solidale e in particolare della fabbrica è una bella storia, ma anche una storia di lotte con la burocrazia, le banche, le gelosie. Anche qui il confronto con il resto d'Europa è significativo.Ho anche curato la realizzazione di vari progetti a Firenze e altrove e non solo con installazioni multimediali per la memoria collettiva, questione a me molto caro, sui temi dell'assedio alle città ("Piazza di guerra", 2003), del genocidio ruandese ("Silence for Rwanda", 2004), della Shoah ("Anatomia di un genocidio", 2009, il cui testo è stato recentemente pubblicato dalla Giuntina col titolo "Piccola anatomia di un genocidio - Auschwitz e oltre").



