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ACTA: minaccia globale alla libertà?

In questi giorni la mia casella elettronica, come quella degli altri parlamentari europei, é stata inondata di lettere che esprimono preoccupazione, se non di più, per il trattato ACTA.

Di ACTA mi sono occupato fin da poco dopo l'avvio di legislatura, anche in qualità di membro della Commissione del commercio internazionale. Sul mio canale youtube, infatti, si possono anche rivedere i numerosi interventi tenuti durante la plenaria del Parlamento Europeo, dove ho rivolto alla Commissione le domande che in parte si ritrovano nei messaggi ricevuti in queste settimane. Anche nelle mie "Europee" (le newsletter che invio ogni mese), disponibili sul mio sito, ho trattato spesso di questo trattato. Questo per chiarire che il mio interesse per ACTA è tutt'altro che recente e che sul tema sono stato particolarmente attivo.

Non solo: nel 2010, ho chiesto alla Commissione di rimandare la firma dell'accordo in modo da usufruire del tempo necessario per effettuare uno studio globale sull'impatto di ACTA, non solo sulla libertà di accesso e sull' uso di internet, ma anche su altri aspetti sui quali ho sempre ugualmente insistito. Tra questi vorrei citare la protezione delle Indicazioni Geografiche dei nostri prodotti alimentari e l'accesso alle medicine generiche a basso costo nei Paesi in Via di Sviluppo (sono infatti il vice-presidente del gruppo di lavoro permanente per le medicine e la sanità pubblica nelle aree più povere), spesso ingiustamente tacciate come medicinali falsificati. Purtroppo, seppure per pochi voti, la mia proposta non fu approvata dalla plenaria del Parlamento e la Commissione ha quindi potuto procedere alla firma senza ulteriori passaggi.

 

All'epoca il Parlamento non era stato oggetto della pressione, cui stiamo attualmente assistendo, da parte dei cittadini. Invece oggi sono gli Stati Membri che firmano il trattato, e credo pertanto che la sua missiva debba essere indirizzata soprattutto ai vari governi europei.

Andando al nocciolo della questione: ACTA è un trattato di cui non ho mai compreso il bisogno, tenendo conto che esiste già nei paesi europei una vasta legislazione anti-contraffazione. Tuttavia di fronte alle tante sollecitazioni espresse da parte mia e di altri colleghi, la Commissione ha sempre ribadito, in tutti i modi possibili, che l'applicazione di ACTA non scalfirà in nessun modo l'acquis comunitario, le libertà fondamentali, l'uso di internet, lo stesso accesso alle medicine o ancora, la difesa delle Indicazioni Geografiche. In una materia comunque complessa e soggetta a informazioni controverse, è importante non demonizzare la posizione della Commissione, che resta un organismo di sorveglianza dei trattati. Essa ha sempre voluto rispondere a ogni dubbio impugnando precisi articoli di un trattato che seppure, a mio avviso, tutt'altro che opportuno, ha comunque la pretesa di difendere legittimi interessi di prodotti europei minacciati da varie forme di contraffazione. Naturalmente queste disposizioni non riguardano internet, a sua volta minacciato da un'eccessiva difesa della proprietà intellettuale. Tra i vari aspetti più delicati, c'è anche la possibilità dei singoli Stati Membri di rafforzare la loro legislazione criminale - solo un'opzione, ma assai preoccupante - rispetto alla quale la scelta spetta al singolo paese, non all'UE.

Il Parlamento Europeo tornerà a discutere su ACTA in aula tra alcuni mesi - presumibilmente dopo l'estate. Nel frattempo, grazie anche alla vostra azione, continuerò a vigilare in tutti i modi affinché siano tutelati i diritti degli internauti, dei gestori e proprietari dei siti, come anche ogni forma di libertà di informazione e di diffusione della conoscenza (per vostra informazione aggiungo che ho votato contro anche alla relazione Gallo che a suo modo abusava del concetto di difesa di proprietà intellettuale).

Questa del resto è la linea di Italia dei Valori, perfettamente consapevole che i temi di cui parliamo sono di primissima importanza per la stessa identità europea e in particolare per una nuova generazione di cittadini europei, che giustamente reclama trasparenza nel processo decisionale, garanzie sui diritti, e un'adeguata visione del nostro futuro.

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