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Nord e Sud del collegio: dalla Lunigiana a Fondi e Terracina

L’IdV ha deciso di rimandare ad altra data l’appuntamento previsto per la chiusura il 5 giugno in Piazza Navona.
C’è chi ne è rimasto un po’ male, e si capisce: tutto era pronto, e poi piazza Navona, una festa, tarda primavera – cosa di più bello per l’ultima carica prima del voto? Ma questo, ogni giorno me ne rendo conto sempre di più, è un partito proprio diverso.
Antonio Di Pietro e Stefano Pedica, coordinatore per il Lazio, hanno deciso di chiudere a Fondi, che sulla carta, con Piazza Navona, ha un po’ di difficoltà a competere non foss’altro per convogliarvi cittadini e giornalisti. Invece andremo a Fondi, la scelta più giusta. Perché a Fondi, a sud di Latina, cittadina con la chiesa di San Pietro (una meraviglia del Trecento) e col Palazzo del Principe (capolavoro gotico-catalano) è arrivata la camorra, e del consiglio comunale se ne chiede da tempo lo scioglimento, per ora invano. E la campagna per l’Europa a Fondi è affermare le ragioni e l’impegno di una società che non si arrende, tutt’altro, all’avanzata dell’illegalità. Non si pensi infatti che la Camorra se ne stia buona a compiere i suoi misfatti nel sud, perché Fondi non è un caso isolato della penetrazione in centro Italia della camorra.
Qualche giorno fa sono andato a Terracina, e avrei dovuto recarmi pure a Formia, un paio d’ore a sud di Roma, alle porte della Campania. Neanche a farlo apposta, la sera prima ero stato in Lunigiana, l’estrema punta settentrionale della Toscana, a nord di La Spezia, di Genova – un pezzo di nord Italia in Toscana e nel collegio dell’Italia centrale. Così nell’arco di ventiquattro ore ho toccato gli estremi della circoscrizione.


Due estremi, altrochè, con due donne con storie diverse e che non si conoscono ma animate da una stessa idea passione civile, fatta di no nascondersi e metterci la faccia. A Filetto di Lunigiana, in un borgo medievale da fiaba, Germana Cavallo, candidata dell’IdV, ha ristrutturato una palazzina e animato tutto il paese con un sofisticato negozio d’antiquariato e organizzando spettacoli. Nel suo appartamento che è una sorte d’installazione itinerante, dove ogni sala racchiude in un buon gusto impeccabile opere d’arte e provocazioni, tra queste mura amiche Germana ci ha preparato una cena che era un manifesto politico di come anche l’erba sotto casa, gli antichi sapori siano una forma di impegno per valorizzare la nostra cultura. Il suo slow food domestico e le sue iniziative hanno dato una nuova linfa all’intero borgo, a lungo decentrato e marginale.
Il giorno dopo invece a Formia e a Terracina, alle porte della Campania. Saltata Formia per un ritardo e per il maltempo, a Terracina ho incontrato Tersa Campi, una bella signora candidata dell’IdV che come Germana ama la sua terra, ma deve combattere ben altre sfide.

L’amore per il suolo natio è lo stesso. Nata da una famiglia di pescatori, andata poi a Roma dove è docente, Teresa adesso è tornata a vivere a Terracina, una città ormai colpita da un degrado della politica che alla lunga sta sfaldando anche la stessa società civile – un processo, quello della caduta del senso civico a forza di malgoverno e pessimi esempi istituzionali, che peraltro sta investendo tutta l’Italia.
L’IdV è alle prime armi, a Terracina. Anche Teresa apre casa sua e vi organizza riunioni pubbliche, cercando di far parlare, ascoltare, risvegliare una coscienza cittadina. Non esita a buttarsi nella mischia, in una città che racchiude dei tesori monumentali che potrebbero farne di nuovo quel centro ammirato da Goethe. Il tessuto cittadino è ostico, la destra impera, famiglie camorristiche sono venute a comprare esercizi commerciali portando questa mafia che oggi è riciclo di denaro sporco e si fa impresa, il Comune fa orecchie da mercanti ai gridi di allarme, e le dichiarazioni allarmate dell’Associazione degli esercenti e della responsabile del commissariato sono state subito rintuzzate da uno stizzito sindaco.
Ma il giorno previsto per la nostra iniziativa, abbiamo dovuto fronteggiare un avversario in più: la pioggia. Di fare un discorso pubbico sul palco non se ne poteva parlare, ma Teresa Campi non si è persa d’animo, e armata di megafono, col candidato alle europee che gli teneva l’ombrello e ogni tanto interloquiva, si è rivolta direttamente ai cittadini – passanti, persone che uscivano dal cinema o dalla chiesa, avventori sotto i tendoni dei caffè. Non era facile: l’indifferenza d alcuni, la pioggia, e soprattutto la durezza del discorso, che combinava denuncia e speranza. Offro volentieri un po’ di spazio ad alcune delle sue parole.

“Terracinesi, sono rimasta colpita al cuore dallo stato di degrado assoluto in cui versa la mia città dell’infanzia, quando c’era miseria sì, ma dignità, quando c’erano i palazzi colpiti dalle bombe e le ossa dei morti ancora sepolti dalle macerie, ma c’era il mare pulito, c’era la spiaggia, c’era miseria sì, ma solidarietà fra le persone, c’era l’aria pulita. C’era la voglia di ricominciare. Terracina ha avuto nel passato un anima repubblicana, antifascista. Cittadini come hanno ridotto la città tutti i governi che l’hanno preceduta? Il risultato è sotto gli occhi di tutti: Negligenza, rifiuti, malversazioni, debiti pregressi, incendi dolosi ,intimidazioni e penetrazione della criminalità organizzata, violenza e bullismo giovanile. E suicidi: questa la tragedia sociale che si sta consumando a Terracina - opulenta mangiatoia per pochi - i cui rifiuti pullulano a cielo aperto, dal fetore forte. Una città che era bellissima, dalla vocazione al turismo, che avrebbe dovuto essere protetta nella sua integrità e di cui i nostri governanti hanno fatto scempio illudendo i propri cittadini con promesse mai mantenute, istaurando una politica basata sulle clientele, sui favori in cambio del voto abbrutendo le potenzialità giovanili, costretti a passare metà del loro tempo sui marciapiedi di stazioni fatiscenti in attesa di un treno o di una corriera,costretti a fare i pendolari se vogliono studiare, costrette le giovani donne a fare le parrucchiere e le estetiste in nero per tirare a campare, o i baristi o i bagnini solo durante i mesi estivi, perché d’inverno non c’è nulla per loro, né un teatro, né un laboratorio, ne luogo di ritrovo, né scuole degne di questo nome, con ambienti freddi, dove abbonda l’incuria più totale e che ha costretto prèsidi a rivolgersi alle autorità governative nazionali pur di vedere rispettato il diritto allo studio in condizioni meno irrispettose nei confronti dei nostri ragazzi, abbandonati a se stessi, preda dell’alcol e della droga, preda di una violenza che è un effetto e non una causa di malessere. Attenzione!
E che dire dell’ambiente in cui impera il cemento con speculazioni selvagge, con l’incuria dei suoi litorali: una città mangiata letteralmente dall’avidità del potere. Tutti voi, cari concittadini dovreste essere risarciti e non solo dalle bollette dei rifiuti, ma dalle continue offese alla vostra dignità, dalle continue offese al vostro diritto di essere governati con le giuste regole del vivere civile e democratico! Vorrei soprattutto soffermarmi su tre punti, fondamentalmente, su cose che voi sapete già e che io sono solo qui a ricordarvi: la criminalità organizzata con i suoi tentacoli ha diffamato e sta diffamando il nostro territorio, ha avuto spazio, si è insinuata nelle pieghe del malgoverno e dell’incuria e minaccia di finire col deturpare completamente il nostro territorio. Fermiamoli! Fermiamo la mano criminale delle famiglie venute dal sud d’Italia, per lo più campana e calabrese e insediatesi con le loro tresche già a partire in modo acclarato negli anni novanta quando le famiglie mafiose furono costrette a provvedimenti di confino o soggiorno obbligato, e ci sono tanto di nomi e cognomi qui, su questo documento del senato della repubblica che attesta chiaramente i loro loschi affari che hanno determinato squilibri inquietanti espellendo letteralmente dal nostro territorio tutte le attività produttive locali, e gli attentati, la linea di fuoco in cui siamo circondati, gli incendi dolosi ne sono una riprova, si sono accampati e hanno mangiato con il riciclaggio del denaro sporco, con gli appalti, con le lottizzazioni, con la diffusione della droga e della prostituzione. La mafia vive e vegeta sulla paura di chi fa finta di non capire, oltre a quelli che se ne servono per i loro sporchi affari, mangia nel settore immobiliare, si è specializzata nel ramo della vendita di auto, preziosi, ristorazione, usura e droga”.

Le denunce di Teresa non sono farneticazioni, sono tutte riscontrabili nella Relazione della Direzione Investigativa Antimafia del dicembre 2008 e nella relazione della commissione parlamentare antimafia, dove si parla di presenza particolarmente radicata.
Teresa continua con la denuncia delle colate di cemento, a cominciare 219 villini a schiera di 50 mq l’uno, veri buchi per le vacanze per 39 mila metri cubi, mentre non esiste alcuna edilizia popolare per i giovani che si sposano e che non sanno dove andare a vivere. Con la tragica morte del segretario generale del comune, suicidatosi in circostanze poco chiare e, pare, dopo accertamenti fatti sulla gestione finanziaria del Comune dalla Ragioneria generale dello Stato e trasmessi alla procura generale della Corte dei Conti, che ha accertato un danno patrimoniale di 500.000 euro a seguito di assunzioni nel periodo elettorale del 2006 senza copertura finanziaria.
Non è facile parlare di queste cose a una città sempre più impaurita. Tatomeno sotto al pioggia; ma con Teresa sappiamo che ogni momento è prezioso, e allora si prova ad avvicinarci al cittadino, a rivolgersi direttamente là dove lo si può incontrare, per strada. Mica male in un’epoca nella quale ormai la politica è tutta mediatica e salottiera.
Ma queste donne che amano con passione le proprie città sembrano, ognuna a suo modo, non arrendersi mai e inventarne una dietro l’altra; anche la parte propositiva e di riscatto del discorso di Teresa è un fiume in piena: spesa oculata, uso del referendum consultivo, rispetto scrupoloso delle leggi, sedute del consiglio comunale in diretta in rete, piccole unità di energia rinnovabile, e soprattutto tanta cultura, con teatri, mostre,, scuola pubblica riqualificata, e molto altro ancora.

Ma al di là del programma, molto repubblicano e laico, colpisce la carica, il piglio: “Concittadini e concittadine, è ora di dire basta a tutto questo. E voi potete farlo, sì noi possiamo farlo. Noi abbiamo il potere della democrazia dalla parte nostra. Dite agli altri, a quelli che non sanno, a quelli che si illudono di toccare con mano l’erba del vicino importante solo perché siede al governo della città che non c’è più trippa per gatti, e che gli scherzi sono finiti. Non si ride più, ora. Non ci sono più soldi per nessuno, ora, neppure per un più banale bluff.”
Ce n’è stata anche per l’Europa, perché Terracina conferma quando vado dicendo a ogni incontro, nella totale assenza di dibattito nazionale su questo: l’Italia, quatta quatta, è un paese uscito dalla modernità, è fuori dall’Europa, ciò che accade da noi sarebbe impensabile altrove.
Ma la speranza si fonda su persone come queste, che ci mettono la faccia; anche sulla consapevolezza che volendo anche a Terracina si potrà ritrovare con la bellezza e la serenità nascosta a Filetto Lunigiana, dove altre donne conducono altre battaglie ma per la stessa causa, il bene collettivo, e che non è su un altro pianeta, è parte dello stesso collegio elettorale.

Peccato per la pioggia, che ha fatto saltare il discorso in piazza. È restato solo il megafono, vecchia scuola (e patetico, se non fosse rilanciato, dietro, dall’uso disinvolto delle nuove tecnologie sulle quali l’IdV investe tanto). Tanta strada per niente, direbbe qualcuno. Invece no, sotto quella pioggia, con quell’energia a viso aperto, ho visto tutte le premesse di un buon auspicio: come dire, campagna bagnata, campagna fortunata.