Latina è una città “diversa” del collegio. Ovunque si vada nel centro Italia ci s’imbatte in testimonianze secolari, se non millenarie, mentre qui tutto è nuovo, in una città sorta con le bonifiche del fascismo e fondata nel 1932, dove l’urbanistica dispone con criteri razionali piazze, parchi, poste, tribunale, municipio, e case. Proprio per questo Latina ha sviluppato una sua identità molto forte, orgogliosa di una storia peculiare. Inoltre è un sorta di feudodella destra, una ragione in più, per noi, di essere presenti, di metterci la faccia.
Ci vado con Di Pietro e con Carlo Rossetti, altro compagno di cordata della lista per le europee, un uomo coraggioso che nelle iniziative congiunte ho imparato a rispettare subito, un diversamente abile che ha sempre combattuto per correggere le anomalie italiane verso coloro che la società dovrebbe aiutare e integrare in ogni suo aspetto e invece spesso esclude o lascia fuori nell’indifferenza, ignoranti come siamo.
Proprio a Latina m’imbatto in una piccola bella storia che premia la forza di volontà dei disabili.
Non è un classico comizio elettorale, è una festa della città organizzata dal partito locale, in un parco dal nome curioso “Evergreen” - non saprei cosa aspettarmi, da un parco “Evergreen” a Latina. Invece è davvero un giardino sempreverde, grazie soprattutto alle belle palme, e a siepi ordinate. Tutto è pulito, e attrezzato, un piccolo polmone di natura fra caseggiati moderni, con un chiosco di ristorazione e giochi per bambini. C’è musica sul palco, poi parliamo, poi mi aggiro fra i partecipanti – centinaia di persone, molte famiglie, cittadini di ogni tipo. C’è chi presenta tutta la famiglia, chi si dischiude al candidato raccontandogli la sua storia di emigrato che è tornato o di studente pendolare con Roma. Tutti hanno voglia di riscatto politico, c’è una bella aria di vedere candidati diversi dagli altri, di ascoltare e parlare in un discorso che sia fuori dalla “retorica” delle solite cose.
Ma oltre al successo dell’iniziativa credo che sia proprio il parco “Evergreen” (questo nome mi pare sempre curioso, quasi incongruo per l’agro pontino) a ispirare l’aria di festa e di consapevolezza civica che si respira incontrandosi con i cittadini. Perché dietro queste aiuole ordinate, dietro le eccellenti rosette farcite con peperoni o porchetta alla griglia, c’è una piccola storia di belle volontà.
Me la faccio raccontare, sedendomi con calma, da Pino Bagnato, il giovane ideatore del progetto: fino a un paio di anni fa questo era uno dei tanti appezzamenti di terra lasciati incolti nella periferia, con le erbacce tra la sporcizia, la canonica visione di sporcizia e disordine.
Ma c’è chi ha pensato di rimboccarsi le mani, e con un piccolo finanziamento del comune ha messo al lavoro qualche artigiano e soprattutto un gruppo di disabili della città raccolti in cooperativa: in pochi mesi tutto è stato ripulito, sono stati piantati nuovi alberi, si è aperto il chiosco con la cucina, si è tirata su un palco e una recinzione. C’è una tettoia nuova di zecca.
Oggi si può andare al parco anche la sera, è ben illuminato, se una mamma vuole organizzare una festa di compleanno per il figlio lo può fare trovando una struttura che con costo davvero minimo mette a disposizione tutto l’occorrente, se un pensionato vuole venire a leggersi in pace il giornale trova un’ombra amica, e ci sono anche un paio di ragazzi all’ingresso a vigilare che i bambini non escano inavvertitamente per la strada. In tutto questo lavorano decine di ragazzini disabili, che pullulano servizievoli e sorridenti (l’Evergreen è “casa loro”, è “cosa loro”). Hanno trovato una ragione d’impegno comune, e anche un luogo dove confrontare i problemi da affrontare in una vita spesso ingrata e difficile per chi nasce o diventa diverso rispetto a “ maggioranze” spesso abbrutite dal cinismo e dall’egoismo.
E sono felici di incontrare Carlo, uno di loro, che sta sul palco anche lui a parlare con gli altri, insieme a Di Pietro e a me, di capire che c’è una politica che conosce la loro lotta giorno per giorno (quanto a me, da anni ho un rapporto vero con il Duchenne Parent Project, la principale associazione di genitori di ragazzi colpiti da distrofia muscolare, per la quale potei creare anni fa un fondo dedicato alla memoria di mio padre). Ma non solo loro, qui tutti si sentono meglio. C’è un’aria pulita, anche nello spirito. E c’è aria di speranza nelle prospettive. Quello che hanno fatto a Latina, lo si può fare altrove. Come sempre dipende molto dalla presenza anche di una sola persona che ci mette energia e metodo. A Latina è Pino Bagnato, e da lui ascolto il rapporto tutto speciale che è riuscito a creare con i ragazzini che ha organizzato, per loro si occupa di tante cose, sapendo entrare con discrezione anche nelle zone più delicate delle loro adolescenza un po’ diversa dagli altri, ma tutto in fondo uguale a tutti. Enzo De Angelis, coordinatore di Latina dell’IdV ha fatto bene a portarci qui.
A me piacerebbe portarci il Parlamento Europeo, e attraverso questa testimonianza ci porto idealmente chi la legge, a respirare una bella Italia, per una volta bella non per i monumenti e la storia, ma bella fra i caseggiati moderni di Latina, fra e con le persone che sanno credere al loro destino e che anche se zoppicano scavalcano le montagne.

Latina, un riscatto per i diversamente abili