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Riuscirà Monti a sollevarci dalla crisi?

 

Bisogna vedere le Alpi dall'alto per capirlo.

Sono in molti a chiederci un'opinione sul governo Monti da parte Europea e la prima cosa da dire è che questo è un governo che è stato fortemente voluto, quasi imposto dall’Europa. Del resto la scelta è stata fatta più a Bruxelles che non a Roma, più voluta da Merkel, da Sarkozy da Barroso che non dal Quirinale o dalle forze politiche italiane. È un dato molto importante perché è un po’ quello che sta accadendo in Grecia, stiamo assistendo ad una sorta di scissione di sovranità nazionale anche per quanto riguarda la scelta del primo ministro, i tempi di una crisi, l’opportunità o meno di andare ad elezioni. Io personalmente credo che questo sia un dato sul quale l’opinione pubblica italiana e la classe politica italiana dovrebbero riflettere ma al tempo stesso non riesco a scandalizzarmi più di tanto perché ormai un governo nazionale deve essere responsabile non soltanto nei confronti dei propri elettori, dei propri cittadini ma anche delle istanze europee e dell’opinione pubblica anche degli altri paesi. Perché ciò che viene deciso, o non deciso, a casa nostra ha una conseguenza diretta anche sugli altri paesi membri.

 

Monti viene percepito in Europa come la persona ideale alla quale sono affidate due questioni: cercare di far quadrare i conti da una parte e avere la credibilità che può calmare i mercati. Tutto bene, tuttavia da parte nostra questo non può bastare. Sia nei confronti di contatti, incontri con commissari europei sia in plenaria abbiamo insistito molto sul fatto che l’Europa deve chiedere all’Italia, come a tutti gli altri paesi europei anche principi di buon governo che non riguardano soltanto il controllo del deficit, il controllo del debito o una politica fiscale che sia rigorosa ma anche principi di buon governo che mettano mano nel sanare contraddizioni che sono molto italiane e molto poco europee come l’enorme costo della nostra corruzione, l’enorme evasione fiscale, l’enorme spesa per le istituzioni e per i privilegi di pochi.

 

Sotto questo profilo credo che l’Europa debba fare ancora un passo culturale importante, nell’imporre agli stati membri non soltanto rigore di bilancio ma anche buon governo ed equità sociale. Altrimenti l’intero progetto europeo rischia di venire pregiudicato per non riuscire a combinare una buona gestione dei conti finanziari con quella che deve essere un’attenzione all’equilibrio dei principi di giustizia sociale. Riuscirà Monti in questa sfida?

L'ho incontrato la scorsa settimana e come capo delegazione dell’Italia dei Valori ho avuto la possibilità anche di intrattenermi con lui, ho avuto un po’ la sensazione che mi era stata riferita dopo le consultazioni che l’IdV aveva avuto bilateralmente con lui prima del voto della fiducia. Poco è stato detto da parte sua, molta serietà, molto rispetto, molta attenzione però al tempo stesso nessuna chiara apertura su quelle che sono le principali priorità sia di tempi che di programmi. È stato quindi molto riservato.

A Monti io ho ricordato quelle che sono, a nostro modo di vedere, le esigenze e riconosco che la sua cifra culturale è proprio questa di lavorare molto con l’Europa e all’interno della nostra casa e della nostra costruzione europea. Del resto non è un piccolo dettaglio che questo presidente del consiglio abbia lui una casa a Bruxelles e non abbia una casa a Roma. Penso che sia un fatto del tutto inedito per un Presidente del Consiglio italiano. Da Monti ho avuto l’impressione sicuramente di una forte preparazione ma al tempo stesso anche di un lato, per ora almeno, un po’ algido, una sorta di riservatezza che può anche sconfinare con una mancanza di forte empatia con quello che è il disagio la percezione del malessere del nostro paese. Monti, come molti dei membri del suo governo, hanno sempre vissuto in un ambiente protetto, in un ambiente che forse non li ha mai portati a fare una coda in un ufficio, ad essere esasperati in un’assemblea di genitori in una scuola, di avere problemi per un pagamento delle tasse che è stato sbagliato da parte del commercialista, che non hanno mai magari avuto la possibilità di annusare l’odore di una fabbrica, che non si sono mai sporcati e che non hanno ami dovuto sporcarsi le mani di prima persona. Credo che questa per loro sia anche una sfida culturale molto importante per tutto il governo di entrare in sintonia con il sentimento profondo del paese. Lo devono a loro e lo devono all’Europa.

Ho ricordato a Monti un piccolo aneddoto: anni fa, sarà stato nella metà degli anni '90, ci siamo trovati per caso accanto in aereo da Milano a Bruxelles, lui era Commissario europeo, non avevamo una conversazione in corso, tuttavia passando le Alpi lui fece una riflessione su come l’Italia è stata da sempre separata dal resto dell’Europa proprio dalla maestosità delle nostre vette, dai nostri ghiacciai e disse è per questo che noi siamo così diversi rispetto all’Europa. Bisogna vedere le Alpi dall’alto per capirlo. Era un modo di essere consapevole della specificità italiana, di volare alto, di avere la consapevolezza che questa specificità deve essere conciliata con il resto d’Europa ma al tempo stesso ora è anche necessario avere fortemente i piedi per terra.

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