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Omicidio stradale

 

 

In Italia, ogni anno, quasi 5.000 persone perdono la vita in seguito a scontri stradali e un terzo di questi non sembra essere opportunamente tutelato dalla legge italiana. A differenza degli altri, l'infortunistica stradale è arrivata ad un punto tale da non essere più contrastabile con l'attuale profilo normativo a causa dell'inesatto inquadramento di chi non si cura della pericolosità della propria condotta, magari perché è ubriaco o sotto sostanze stupefacenti , e si mette alla guida di un veicolo. Per questo ho firmato la proposta di legge "omicidio e lesioni stradali", per cercare, cioè, di inserire nella rosa degli omicidi oggi riconosciuti dalla legge italiana (volontario, preterintenzionale, colposo) la fattispecie di omicidio stradale, con pene più adeguate per la condotta di coloro che attentano alla vita degli altri.

Questo provvedimento, attraverso alcune modifiche, mirerebbe ad armonizzare le diverse fonti di diritto che disciplinano la materia e ad applicare in certi casi di omicidio colposo le pene di quello volontario. In particolare, nel caso di omicidio stradale e a seguito del ritiro della patente, il reo non potrebbe più sostenere un esame di guida o un'idoneità per la guida di ciclomotori. Inoltre, chiunque si ponesse consapevolmente alla guida in stato di ebbrezza, e cagionasse la morte di un uomo, sarebbe punito con la reclusione da otto a diciotto anni, anziché tre o dieci come è stabilito oggi. Chiaramente, secondo il provvedimento, un'infrazione rientrerebbe nella fattispecie di "omicidio stradale" solo se venisse accertata una violazione ulteriore al codice della strada, oltre allo stato di ebbrezza del conducente, dato che l'infrazione non coprirebbe il caso fortuito o la forza maggiore. È necessario, però, che l'ebbrezza sia la causa dell'omicidio. In questo modo l'evento morte verrebbe causato, oltre che da un nesso di casualità tra la perdita di vita e il sinistro, anche fra lo stato di ebbrezza e il sinistro stesso.

Con questo provvedimento potremo finalmente adeguarci alle normative di molti paesi europei, dove le strade sono più sicure che in Italia ed esistono pene simili a quelle che vogliamo introdurre nel nostro ordinamento. In Olanda, ad esempio, se viene accertato lo stato di ebbrezza durante un'infrazione (come il superamento dei limiti di velocità) si rischia la condanna in carcere per nove anni e addirittura il pagamento di 45mila euro, oltre alla sospensione della patente per un minimo di cinque anni. La Spagna, a sua volta, distingue tra impudenza grave o impudenza leggera e il primo caso appartiene alla categoria dei delitti, e prevede condanne da uno a cinque anni con sospensione della patente fino a sei anni. Il Regno Unito, invece, fa dell'omicidio commesso alla guida di un veicolo un reato specifico e, nel 2000, ha introdotto una norma che, in caso di uccisione per guida pericolosa, consente la reclusione fino a quattordici anni, la perdita definitiva del diritto di guidare e l'arresto senza mandato.

È necessario, a questo punto, che il quadro normativo italiano dia il giusto valore alla vita di tutte quelle persone che si trovano, involontariamente, parte di un incidente che rischia di ferirle gravemente o addirittura di ucciderle. L'Italia non può più attendere. Bisogna azzerare il tasso di mortalità sulla strada e fare in modo che i responsabili vengano seriamente puniti.