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Europea 31

Se tra cinquant'anni ci capitasse di leggere una breve biografia dell'Unione Europea, potremmo imbatterci in un epitaffio come questo:

Nacque negli anni Cinquanta del XX secolo, ma in realtà viveva già prima, anche se non lo sapeva. Crebbe molto lentamente, ma crebbe.

Ebbe i migliori padri e maestri, ma poi si scelse dei cattivi consiglieri.

Al debutto in società pensò di fare bella figura nel mondo, ma la sua conversazione risultava noiosa e inconcludente, e alla lunga non fu presa sul serio.

Visse in pace, ma non se ne ricordano opere memorabili.

Dopo molto lavoro pensò di poter vivere di rendita, ma investì male il suo capitale, e lo disperse.

Morì dopo una lunga malattia, per un male assolutamente curabile.

Pochi si presentarono al suo capezzale, e al suo funerale ci fu addirittura chi gioì.

Dopo poco però i suoi numerosi figli la rimpiansero a lungo.


1. Non va bene, ma dipende da noi

Questo epitaffio é stato il mio modo per cominciare l'intervento alla Convenzione dei federalisti italiani, a Roma lo scorso 14 gennaio.

Del resto, se il buongiorno si deve dal mattino, stiamo freschi. Il 2011 era finito con le dichiarazioni del Primo Ministro polacco Tusk che aveva concluso il semestre di presidenza polacco dichiarando a Strasburgo che "l'Europa é sull'orlo del baratro" - e mai nessun capo di governo aveva suggellato in tali termini una propria presidenza di turno. L'anno nuovo si é aperto con Draghi che il primo giorno di sessione, ancora a Strasburgo, avverte che "la situazione é peggiorata". Nel frattempo é saltato il vertice previsto a Roma, mezza Europa é stata declassata, e per quanto arbitrarie siano queste agenzie di rating, gli imprenditori che vanno sul mercato un prezzo lo pagano davvero. Insomma, peggio di così non si poteva cominciare. Eppure la risposta é solo "più Europa", non se ne esce, come chiediamo nella proposta IdV dei 10 punti per un governo europeo, lanciata lo scorso dicembre.

È inutile, infatti, prendersela con le agenzie di rating, che hanno la credibilità che hanno, o con gli egoismi della Merkel o i tatticismi di Sarkozy: la si smetta con decisioni di mezze misure che non rassicurano né i cittadini né i mercati, perché solo una riforma complessiva per un governo economico (d'investimenti, fiscale e di bilancio) può rimediare. È la proposta IdV presentata alla Convenzione di Roma, é la premessa che volendo si può.

 

2. Il declassamento democratico dell'UE: l'Ungheria

L'Europa non é allo sbando solo nei confronti dei mercati, ma anche dei suoi valori. In Ungheria, un governo populista e reazionario sta limitando la libertà di espressione, i diritti delle minoranze di ogni genere, l'indipendenza della magistratura e perfino della Banca Centrale. Ho incontrato due pastori protestanti che al freddo, fuori del Parlamento di Strasburgo, hanno organizzato uno sciopero della fame per chiedere dall'Europa un segnale forte. Il gruppo ADLE e l'IdV sono a favore dell'applicazione del famigerato articolo 7 - che, di fatto, produce sanzioni pesanti nei confronti di un paese che viola i principi fondamentali dell'Unione, sospendendone anche la partecipazione ai processi decisionali. Ma vi si oppongono non solo i fratelli europei PPE del Primo Ministro Orban ma finora anche i socialisti - forse perché non vogliono azioni di disturbo all'accordo di vertice con i conservatori per eleggere il nuovo presidente del Parlamento, il socialista Martin Schulz (comunicato stampa).

È il solito atteggiamento che ondeggia tra tentazioni "inciuciste" e il quieto vivere, ma noi non molliamo e abbiamo comunque ottenuto una discussione sull'Ungheria in plenaria per inviare un primo segnale (comunicato stampa). Lo dobbiamo ai nostri amici ungheresi e a noi stessi, perché questa Europa di vacche magre, tra costanti calcoli da retrobottega e meschinità, rende tutti più vulnerabili e non ci fa prendere sul serio nemmeno dalla nostra coscienza - altro che agenzie di rating.

 

3. Uomini e navi, Europa e buon senso

Mutatis mutandis, anche il disastro della Costa Concordia é un segno dei tempi che sigilla l'inizio dell'anno: con il monito che l'irresponsabilità presunta di un solo uomo può provocare disastri altrimenti incredibili (avviene anche per le crisi finanziarie o aziendali, alla faccia di chi non crede che il fattore umano abbia ancora un peso in una società sempre più complessa), e con il vuoto normativo sulla navigazione sottocosta di questi pachidermi marittimi. Regoliamo la dimensione delle stufe, ma non la distanza da terra del passaggio dei transatlantici? Al Giglio andavo l'estate come volontario nei campi estivi con i ragazzi spastici, e ora sugli scogli c'é quanto dovremmo vedere al largo, al largo. Anche a Venezia sono sempre restato a bocca aperta dal transito delle navi da crociera davanti a San Marco - e una volta mi ci volli avvicinare pagaiando in canoa, come solitaria forma di protesta e confronto. In modo più costruttivo, ho avviato un'iniziativa parlamentare perché anche la super-regolatrice Commissione intervenga proponendo una normativa che metta ordine alla cacofonia tra ordinamenti nazionali dei Paesi attraversati dalle navi, leggi degli Stati di appartenenza, vincoli ambientali e regolamenti portuali. A suo modo questa sciagura ricorda quanto accaduto a Viareggio, dove l'intreccio delle disposizioni in materia ferroviaria fu tra le cause del disastro. Ma nessuna norma potrà mai essere più autorevole del buon senso, in assenza del quale, purtroppo, non c'é legge che tenga.

 

4. I rifiuti dell'Italia

Appartengono alla letteratura dell'incredibile anche le dichiarazioni del commissario per la gestione dei rifiuti del Lazio, il prefetto Pecoraro. Video-intervistato da Repubblica ha balbettato sulla proprietà anonima di una società svizzera del terreno di Corcolle, a due passi dalla Villa Adriana, individuato come prossima discarica insieme a Riano. Una società forse in odore di malaffare, ma certamente ben informata, se aveva concordato la proprietà appena pochi mesi prima che divenissero noti ai comuni mortali i siti delle nuove discariche. Malagrotta, Riano, Corcolle sono nomi di altrettante vergogne - tutte violazioni delle norme europee, delle salute dei cittadini, della tutela dei beni ambientali e artistici, e, ancora una volta del buon senso. Malagrotta, la discarica più grande d'Europa, deve chiudere, anche per via delle incongruenze con le norme europee che abbiamo spesso segnalato, ma la si proroga. Nel frattempo anziché lavorare su una pluralità di centri di trattamento a impatto ridotto, si vuole replicare la sciagura di Malagrotta in altre due località scelte senza alcuna apparente logica. Ma le dichiarazioni del prefetto-commissario dicono in realtà molto di più del niente che vorrebbero esprimere. E vediamo se e cosa risponderà alla nostra lettera dove gli chiediamo di abbandonare ogni reticenza.

 

5. Un museo delle cere, ricevimento al Quirinale

Concludo con un passo indietro. Poco prima di Natale, sono stato invitato dal Presidente della Repubblica per gli "Auguri con le Alte cariche dello Stato", alle quali pare mi si faccia l'onore di appartenere. Ci vado ogni anno, conosco lo spettacolo e avevo avvertito il tassista che avrebbe trovato la piazza del Quirinale invasa da centinaia di auto blu. Non di buon umore, il tassista ha cominciato a inveire contro i politici italiani, contro il governo, contro tutti - salvo, quando mi sono presentato, Di Pietro, per il quale si é speso in elogi del genere "E' l'unico". Ha parlato di un suo amico direttore di banca che gli avrebbe confidato che molti clienti dell'agenzia stanno portando i loro risparmi all'estero, ha evocato l'esasperazione popolare e perfino la guerra civile, il tutto condito da un linguaggio assai forte.

Questo tassista parlava di certo a nome di molti, e ha rappresentato l'introduzione alla serata nel palazzo. Fuori, come previsto, il solito effetto speciale del codazzo di auto di grande cilindrata, che come se niente fosse - con tutte le polemiche sulle auto blu di questi mesi-, arrivavano, scaricavano le "alte cariche" (politici, ma anche magistrati e sindacalisti), e parcheggiavano componendo una sorta di brigata motorizzata della casta. Dentro, un museo delle cere.

C'erano tutti, i soliti volti famosi della televisione, che assumevano invariabilmente l'uno o l'altro atteggiamento: qualcuno passava in giro dando frettolosamente la mano a tutti, con pacche sulle spalle e sorrisoni in velocità, altri (la maggioranza, di gran lunga) restavano sulle proprie, anzi guardandosi quasi in cagnesco anche tra compagni dello stesso partito. La politica delle alte cariche si riduceva al fare qualche battuta (un'abitudine che ho riscontrato spesso) e a osservarsi in un silenzio armato, in un mondo che non conosce vere comunioni. Le donne erano rara avis, i meno che cinquantenni anche, e tutti eravamo ovviamente vestiti di grigio. L'insieme dava l'idea di un'assemblea di persone in perenne sospetto reciproco, e d'immobilità, un quadro fuori dalla realtà dell'Italia che soffre e scalpita - come il tassista.

Il Presidente del Senato - seduto con Napolitano, Fini e Monti sul podio - ha fatto gli auguri al capo dello Stato a nome di tutti. Ha detto che il Paese ha bisogno di ripresa; che occorre dare risposte ai giovani; che si deve modernizzare l'Italia; sviluppare il sud; credere nell'Europa. Veniva da alzarsi e chiedergli cosa non lui, ma tutta questa classe dirigente fallimentare, sia stata finora. Il Presidente della Repubblica ha invece pronunciato delle belle parole sull'Europa, su questa Europa che non dobbiamo perdere e che non deve perdersi.

Ma il salone e il rigido protocollo ispiravano altri pensieri - una visita in un museo vivente delle cere, appunto. Appena finito ho salutato Massimo Donadi e Leoluca Orlando - noi con sincera cordialità - e sono andato via, a prendere una boccata d'aria.

 

6. Avanti

A un'Italia più intraprendente abbiamo dato appuntamento con due nuovi corsi di euro-progettazione - Roma e Anagni, ma anche incontri ad Arezzo e nelle Marche, con molte altre iniziative d'inizio anno (Arezzo, Tolentino, Fermo, avvio di una nuova rubrica su Marche & Europa - informazioni sul sito), compreso un incontro col Ministro per gli Affari Europei al quale tra l'altro chiederemo cosa il nuovo governo sta facendo per il Regolamento Made in e per le concessioni balneari. Perché a finire in un museo delle cere, e a leggere l'epitaffio europeo d'apertura, non ci stiamo.