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Europea 30

 

 

Si osservi il volto di questo signore: è Ahmed al-Zubair Ahmed al-Sanussi, 77 anni, di cui 31 - quattro più di Mandela - nelle carceri di Gheddafi e nove in totale isolamento - credo il primato mondiale per un prigioniero di coscienza. Ha sviluppato una classe che solo una tenacia di ferro sa forgiare. Liberato finalmente lo scorso agosto, oggi è parte del Consiglio Nazionale di Transizione Libico. Abbiamo discusso di come preservare alcuni luoghi dell'oppressione di Gheddafi per farne dei siti della memoria per le future generazioni - come in Sud Africa, Ruanda o Europa. Al-Sanussi ha vinto il Premio Sakharov del Parlamento Europeo per i diritti umani, insieme al vignettista siriano Ali Ferzat - di cui a suo tempo avevo lanciato la candidatura (con mia sorpresa direi che mi riesce bene: l'anno scorso proposi il martire di Sant'Anna di Stazzema Enrico Pieri al Premio per il Cittadino Europeo, e lo vinse, e quest'anno altro successo con Ali Ferzat). Uomini di ferro, in termini morali e intellettuali, fatti di una tempra che abbiamo conosciuto anche in Europa, e di cui ci sarebbe di nuovo bisogno.

 

 

1. Il governo economico europeo: una proposta

L'Europa, dunque noi, ormai si gioca la pelle. Di vertice in vertice i 27, o l'eurozona, o adesso i "26", cercano di guadagnare tempo rimandando le scelte di fondo e adottando mezze misure. Queste non convincono nessuno: né i mercati, che chiedono più governo dell'economia, né i cittadini, che vogliono più coesione e giustizia sociale e più democrazia nei processi decisionali. Condannato dalla contraddizione tra moneta comune e politiche fiscali e debiti separati e venduti a tassi diversi, il tramonto dell'euro avviene quasi senza un vero dibattito politico: i politici nazionali continuano, mentre l'Europa va a picco, a concentrarsi su scelte di politica interna.

Per questo, come delegazione IdV al Parlamento Europeo, ho presentato un piano di rilancio del governo economico europeo con maggiore democrazia ed equità. Servirà anche a controllare i mercati anziché rincorrerli per poi, inevitabilmente, subirli. Molti s'inalberano in nome della sovranità nazionale, e dimenticano, o fingono di non vedere, che questa é solo un ricordo: ben due governi sono stati dettati, nella tempistica della crisi e nella scelta del primo ministro, dall'Europa; e anche paesi forti hanno dovuto accettare, loro malgrado, misure di sostegno finanziario a loro indigeste - e un giorno sarà pure la volta degli eurobond. Chi non vorrà rassegnarsi all'Europa dovrà allora rassegnarsi alla fine della moneta unica e ad anni nei quali saranno le tigri dell'est a farla da padrone. Ma almeno parliamone.

2. La trasformazione italica di Monti: che ci voglia l'esorcista?

Mi ero "sbracciato" perché Monti avesse la fiducia, mi sono cadute le braccia per la sua manovra. Il "primo colpo" costituisce, per un governo tecnico nato dalla generale consapevolezza di un imminente disastro da evitare, l'occasione d'oro per colpire le anomalie del paese, quel primo provvedimento durante la luna di miele tra paese e nuovo governo al quale è più difficile dire di no. Invece la manovra iniziale è banale, basata sullo strumento meno innovativo: tasse, aumento dell'iva, accise della benzina...

L'Europa ha avuto il suo - il saldo più o meno torna - ma non é europeo rinunciare all'asta per l'assegnazione delle frequenze, non prevedere il pagamento dell'ICI per le attività commerciali della Chiesa, non avviare un accordo con le banche svizzere per una tassazione dei conti con i capitali italiani espatriati, ritoccare di appena il 2% l'aliquota dei capitali scudati (tra l'altro lasciandogli l'anonimato), continuare a spendere due milioni al giorno per la missione in Afghanistan e oltre dieci miliardi per l'acquisto dei nuovi caccia ma non investire un euro nella scuola/università/ricerca/cultura, e nemmeno mantenere i vitalizi degli ex-parlamentari. Su tutti questi punti l'Europa parla un'altra lingua.

Ma se anche Monti varcando la soglia di Palazzo Chigi diventa "non europeo", allora non resta che chiamare un esorcista. Con maggiore spirito pratico, in questi giorni le abbiamo provate di tutte per emendare la manovra, ma non é bastato. Confidiamo nella prossima uscita, ma per ora il governo non pare sappia cosa significhi vivere oggi in Italia, e neppure essere europei.

3. Europa: questa sconosciuta nelle prigioni

Mondo vastissimo e dolente, angolo remoto d'Europa, il pianeta carceri lo frequento dall'elezione a deputato. Da tre anni ogni Ferragosto visito due istituti di pena, per dare corpo al privilegio, e al dovere, dei parlamentari di poter varcare quelle porte quando vogliono. Ne ho scritto nelle Europee n. 2, 14 e 26, e in carcere ho conosciuto detenuti sottoposti al 41 bis, ergastolani, celebri come Amanda Knox, o minacciati perché convertiti al cristianesimo. Quest'antro nero sfugge a volte agli strumenti della democrazia, vi vigono altre regole e gerarchie, e i carcerati, creando scarso consenso elettorale, interessano poco alla politica. Così le prigioni soffrono di sovraffollamento e di solitudine tanto delle guardie che dei ladri, e costituiscono un settore senza confronti tra esperienze diverse o scambi di buone pratiche.

Per spezzare questo "ognuno per sé" ho promosso uno dei primi dibattiti in plenaria sul tema (intervento). La soluzione non é svuotare le carceri, ma costruirne di nuove, visite dei cittadini (buoni i risultati di chi lo fa seppure raramente, come a Spoleto), ridurre i detenuti in attesa di giudizio che in Italia sono la metà (oltre il doppio della media europea) fornendo più mezzi all'apparato giudiziario, razionalizzare la spesa, valorizzare il lavoro dei detenuti (oggi da noi ridotto al minimo), nonché obbligare tutti, anche con vincoli europei, alla pubblicità e al rispetto del regolamento carcerario, quasi sempre sconosciuto ai detenuti, e favorire il continuo aggiornamento anche internazionale delle polizie penitenziarie. Di tutto questo, e molto altro che è necessario, non si fa niente o quasi. E la cella resta quel luogo dove abbonda il tempo e scarseggia lo spazio, e latitano politica e rieducazione.

4. Il poeta uzbeko e lo sfruttamento dei minori

Il Parlamento ha bloccato un accordo commerciale con il più autoritario dei paesi dell'Asia centrale, dove il cotone, prodotto nazionale, è raccolto grazie a lavoro minorile forzato. Tutto fermo finché gli ispettori internazionali non avranno potuto indagare e le riforme necessarie non saranno adottate da questo stato il cui capo, nel 2011, è lo stesso che presiedeva la Repubblica Socialista Sovietica dell'Uzbekistan prima del 1991... Ma le cose non sono rimaste le stesse, sono peggiorate, come canta anche Yodgar Obid, poeta uzbeko che da bambino lavorava nei campi di cotone, costretto a raccogliere fino a 40 chili al giorno, e che ho ricordato in plenaria (intervento).

5. La bella figura a Palermo

Siamo stati i padroni di casa del primo congresso in Italia dei Liberal-Democratici e Rifomatori europei, a Palermo a fine novembre, altra prova dell'impegno europeista dell'IdV. Alcuni discorsi memorabili (il nuovo presidente dell'ELDR Graham Watson, il capogruppo dell'ADLE Guy Verhofstadt, alcuni democratici arabi con i quali ci siamo confrontati sulla primavera mediterranea che è entrata nell'autunno), e protagonisti gli interventi di Di Pietro, Orlando (rieletto vice-presidente ELDR), Borghesi, Donadi, Alfano, Uggias, Vatteroni. L'IdV ha fatto un'ottima figura, con molto interesse per il suo modello di partito laico e "garibaldino", mentre per tanti amici italiani si é potuto scoprire una dimensione europea della politica che non è mai facile ma sa dare soddisfazioni e ispirare, anche come metodo.

6. Viaggio nell'Italia di Londra

Quanta energia italiana si trova all'estero. Dopo Ginevra e Stoccarda, ho incontrato la comunità italiana a Londra e a Bedford, stavolta accompagnando Antonio Di Pietro e ospiti del coordinatore IdV/UK, l'ex giovane repubblicano Manfredi Nulli. Emigranti di antica data o giovani ricercatori - tutti alla ricerca del lavoro che in Italia non c'é, o non è meritocratico. Tutti con un'autonomia di sguardo sul nostro paese, senza indulgenza e a volte senza rimpianti. Nello stillicidio di saperi e sentimenti che da oltre un secolo ha impoverito l'Italia, ciascuno ha una storia da ascoltare, e rappresenterebbe, se valorizzato da un sistema paese, un avamposto dell'integrazione dell'Italia nel mondo. Non è così: a politica e media poco interessa l'emigrazione italiana - diversamente da Di Pietro, che ha una sua storia personale, mentre per me in quanto coordinatore della "Regione Estero" per l'IdV, l'emigrazione è una fonte di arricchimento umano, quasi una scuola di vita.

7. La pagella di fine anno: nulla di cui compiacersi

A dicembre 2011 siamo finalmente alla metà del mandato europeo. Per ora abbiamo tenuto il passo, grazie soprattutto a un gruppo di collaboratori bravi e credo innamorati della causa (non solo  l"Europa", anche la ricerca di un modo diverso di rappresentare i cittadini nelle istituzioni). Il passo ricalca la "pagella" del dicembre 2010, con questi tra i vari possibili dati:

  • 100% di presenze in plenaria (c'é chi calcola il 97%, ma non é vero);
  • presentazione di numerose interrogazioni su inadempienze italiane nell'applicazione delle norme europee;
  • relatore del Parlamento su quattro provvedimenti: politica commerciale a favore dei paesi in transizione democratica in Nord-Africa, accordo di libero scambio con la Malesia, clausole di salvaguardia dell'accordo di libero scambio con l'India, Regolamento per il commercio diretto di Cipro Nord (questione talmente spinosa che é bloccata...). Già votate le relazioni su Sud Africa e Asia Centrale;
  • interventi nei dibattiti all'ordine del giorno a ogni sessione di Strasburgo (pare una cosuccia, ma invece è il dato più importante, perché il diritto alla parola in plenaria è assai ristretto e concesso solo sulla base di una partecipazione effettiva ai lavori in commissione e nei gruppi);
  • una nuova newsletter sui fondi europei, ogni mese da gennaio scorso;
  • sei corsi gratuiti di formazione all'euro-progettazione, in altrettante città, e dieci di approfondimento per specifici progetti europei;
  • un corso di formazione a Bruxelles per cinquanta amministratori IdV;
  • un incontro di due giorni a Bruxelles con i referenti IdV dei 19 Municipi di Roma, il primo mai organizzato di questo tipo;
  • presenza pubblica almeno due volte nel corso dell'anno in tutte le 22 province dell'Italia centrale (non facile, vi assicuro);
  • ogni inizio stagione marcato da un evento ponte tra cultura e politica (lavoratori della danza il 21/3, presentazione della guida "Firenze insolita" a Bruxelles il 21/6, del libro "Album d'Italia - cartoline dall'estero" a Ginevra il 21/9, serata di cultura africana il 21/12 a Pisa);
  • pubblicazione del quarto volume della collana legata al mandato parlamentare, sui 150 anni dell'Unità insieme a IdV Estero.

Questi dati sono solo una doverosa informazione di ciò che s'é cercato di fare. Ma non c'é nulla di cui compiacersi, l'Europa e l'Italia vanno a fondo e avrebbero bisogno di ben altro impegno, di tutta un' altra storia. Speriamo di raccontarla l'anno prossimo.

Auguri

A Torino s'inventa un'accusa contro dei Rom e poi se ne distrugge il campo; a Firenze un giustiziere razzista in piena città ammazza due senegalesi che non avevano fatto niente (comunicato stampa). Chi ha seminato odio raccoglie.

I leghisti celebrano il "Natale bianco", con tanto di ordinanze comunali. Ma tutti gli eroi di Natale avevano la pelle scura: Gesù e la Madonna, Giuseppe e i Re Magi, e i pastori. Forse solo gli angeli erano bianchi, forse. Allora dovremmo assicurarci che anche i personaggi del nostro presepio siano del colore giusto, festoso rispetto della storia e della fratellanza.

ps: Sabato e Domenica per chi volesse su France 24  va in onda la mia intervista rilasciata questa settimana a Strasburgo. La ripeteranno 6 volte al giorno.