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EUROPEA 10

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1. Il sapore delle elezioni

Ora che il vento delle elezioni s'è placato, e restano i detriti di certi risultati, tre piccoli propositi da trattenere.

Primo: si chiami questo risultato col suo nome proprio: sconfitta della coalizione, temperata ben poco dal successo dell'IdV che quasi ovunque ha fatto campagna con facce nuove e senza uno straccio di consiglieri regionali uscenti, e con oltre il 7% mette radici. Secondo: in vista del 2013 la si finisca il prima possibile con le geometrie variabili della coalizione; paradossalmente, proprio la deprecata alleanza con l'IdV costituisce l'unico punto fermo per il PD, poi non si capisce più niente: UdC, SeL, radicali e comunisti sono i clienti di un albergo a ore che spesso accetta o scaccia in base a capricci locali e volubili. Terzo, la si smetta di cincischiare e senza troppi indugi si scelga il candidato alla presidenza del consiglio per il 2013. Oppure si continui con le nebbie attuali, regalando vantaggi al centro-destra.

 

Se questi punti sono stati detti chiaramente da Antonio Di Pietro, ne aggiungo volentieri un altro, sul quale mi sono soffermato nell'intervento all'esecutivo dell'IdV. In due regioni davamo per scontata la sconfitta - il che è già sintomatico. In queste due regioni abbiamo perso come centro-sinistra, pur a fronte di un aumento significativo delle liste IdV, soffocati da distacchi a due cifre; e le due regioni sono Veneto e ancor più Lombardia, ovvero il cuore del motore economico dell'Italia. Soprattutto in Lombardia la differenza ha ormai raggiunto 25 punti, un abisso intollerabile trattandosi per molti aspetti della regione più importante del paese. Il resto del nord Italia ce la passiamo meglio ma non troppo. Con questi numeri in Lombardia e in Veneto, con questo entusiasmo leghista nel nord Italia, per il 2013 partiamo in salita. Coraggio, un po' di fantasia politica, uno sforzo vero, di riflessione e anche finanziario, e che ogni opportunità, pure un congresso locale, divenga un laboratorio d'innovazione per il centro-sinistra. (Nel mio piccolo andrò a dare una mano nella campagna elettorale di maggio in Alto Adige e in Friuli.)

2. Il centro Italia

Che successo, però, nel centro Italia - dove si va sul 9% abbondante. Regioni, tra l'altro, dove più difficilmente si trovano elettori che votano con la pancia e per protesta - tanto per sfatare i soliti luoghi comuni sull'Idv. E parecchi amici eletti; una vera gioia, comprese donne e uomini che come me sono al primissimo mandato e che potranno e dovranno portare dentro le istituzioni quello sguardo semplice e pulito sulla cosa pubblica che ci si aspetta da chi nella vita non ha avuto privilegi di casta, e che, a differenza di tanti politici anche locali, sa cosa voglia dire fare la coda in ufficio, penare per avere un posto a ll'asilo, o discutere con gli amici dei problemi del territorio senza dare sempre l'idea di saperla più lunga.

Ora non ci sono più scuse, e con consiglieri e assessori dobbiamo far capire che l'IdV sa governare meglio e anche impostare l'impegno politico con una metodologia innovativa. Si tratta di lavorare insieme perché regioni ed Europa si passino la palla vicendevolmente su molte politiche. Per questo nelle prossime settimane abbiamo in programma incontri separati con i nuovi gruppi consiliari e assessori IdV nelle Marche, Lazio, Toscana e Umbria per confrontarci sul comune lavoro da svolgere. Ancora una volta, si potrebbe cominciare dall'accesso e dal buon uso dei fondi europei destinati alle regioni.