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1. Bagnoli & Helsinki
Da quando abbiamo deciso come italiani di iscriverci - ora non saprei trovare altra parola - all'Europa, questa mi sembra, per noi, sempre più un luogo equivoco e labirintico. Ad esempio ci siamo persi a Bagnoli, nel corso d'una visita del Bureau dell'Alleanza dei Democratici e Liberali per l'Europa, martellati da due versioni tutte diverse. I responsabili di Bagnolifutura, a snocciolare una locandina delle buone intenzioni - qua verrà l'impianto termale, qua la pista ciclabile, questi manufatti saranno recuperati, quei sacchi sono per la bonifica dell'amianto, lo stato dei lavori è sempre aggiornato in rete, e col museo scientifico quale fiore all'occhiello già perfettamente operante; dall'altra un ventaglio di associazioni cittadini ed esperti indipendenti, a snocciolare altri dati e altre storie - subappalti in mano a giri camorristici, ritardi e sprechi colossali, una bonifica assai dubbiosa, una possibile spiaggia popolare minacciata dalla realizzazione di un porto turistico, un sistema che lega questo immenso cantiere al malgoverno dei rifiuti, delle raccomandazioni, delle convivenze.
La sera prima i disorientati deputati europei avevano incontrato i candidati napoletani dell'IdV alla Regione, che, nella curiosa assenza dei vertici del partito locale, si erano presentati con una bella genuinità, e poi avevano proseguito abbagliati dalle luci dorate del San Carlo, il più antico teatro d'Europa in attività, un colosso napoletano contro ogni tetraggine dell'ignoranza. Ma l'indomani, sotto la pioggia, i rappresentanti di vari popoli europei si aggiravano nell'affascinante apparizione del glorioso impianto siderurgico in via di conversione sballottati da una verità al suo contrario. Ci capeggiava un'ex prima ministra finlandese, che nella saga di Bagnoli si trovava come Alice in un paese di dubbie meraviglie. E riuscire a portare a Bagnoli un ex capo di governo di uno Stato rigoroso per trasparenza e onestà è uno di quei piccoli paradossi che solo l'ADLE e l'IdV sono capaci di realizzare - tutti gli altri avrebbero evitato tali "incongruenze", tali imbarazzanti incontri.
Quanti fondi europei sono finiti nel progetto della nuova Bagnoli, la Bagnolifutura? Io non l'ho capito, c'è chi dice sessanta, chi addirittura novanta. E l'ex primo ministro finlandese allora ha candidamente detto, nella conferenza stampa con Antonio Di Pietro, che nel suo paese "tutti questi soldi europei per un progetto non si sono mai visti", e "chissà quanti posti di lavoro si sarebbero creati". Si è presa gli applausi dei cittadini presenti e delle loro associazioni, arrabbiati per i mille ritardi, il dialogo negato, gli sprechi dei fondi pubblici, europei compresi, finiti forse a foraggiare anche la camorra. Con me era venuta Francesca Brancaccio, architetta napoletana tornata a casa dopo anni di carriera in Francia e Belgio, per progettare un altro mega-recupero partenopeo, l'Albergo dei Poveri. Un altro labirinto di sprechi, ritardi, errori amministrativi, negligenze d'una classe politica che ha fallito il suo compito. Dobbiamo trovarne la via d'uscita, anche a Bagnoli, sotto l'affascinante altoforno in disuso, dobbiamo trovare, per rimediare a tutti questi equivoci di un paese che trucca la sua dichiarata identità europea, la giusta penitenza.
