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"Chiedi la strada anche se la sai"
proverbio coreano
1. Il famoso congresso
Un congresso, nella stantia politica italiana, è per definizione una celebrazione auto-referenziale, spesso poco trasparente, ricca di vanità. Le assisi politiche in Italia sono un po' tutte uguali, e noiose. Ma un congresso dell'Italia dei Valori è davvero cosa specialissima, quasi la quadratura del cerchio. Cosa c'entra la formalità di un congresso con un partito con leader carismatico, espressione di movimenti, insofferente a tessere e bande interne?
Questo è stato il primo congresso, con quattromila persone festose, di un movimento che nacque pezzetto per pezzetto. Ricordo ancora quando deputato europeo, Antonio Di Pietro in aereo si appartava per mettere uno a uno nel suo computer tutti i dati dei primi iscritti, dei referenti locali, completando elenchi ancora con tanti buchi sul territorio. L'Italia dei Valori è nata come un minuzioso laboratorio artigianale, un lavoro fatto a mano, con pezzi da sostituire di volta in volta. Anche per capire cosa sia accaduto nei giorni scorsi a Roma, non si scordi il codice genetico dell'IdV. Insieme all'infaticabile, sempre di buon umore e attentissimo Ivan Rota, Antonio ha guidato passo passo un congresso articolato - sintesi delle mozioni tra le più varie, elezione dei giovani e delle donne - allargandosi a tratti perfino troppo, ma riuscendo nella quadratura del cerchio: un congresso vero ma che dell'IdV non ha perso l'impronta della sua storia e i suoi umori gioiosi.
La stessa partecipazione di Luigi de Magistris, il fantomatico rivale secondo i giornali, e accolto entusiasticamente, è stata inclusa in questa larga maglia emotiva e solidale. Alcuni giornali hanno fatto salti di gioia a sottolineare le divisioni, forse sbigottiti nell'apprendere che anche nel partito di Di Pietro ci sia una pluralità. Tuttavia il congresso, felice nel ritrovarsi così in tanti, mi è parso ben consapevole che "ex pluribus unum", come se non fosse la cosa più salutare per una collettività. Dunque, ho lasciato un congresso diverso dagli altri, e con una pagella in dieci materie:
Trasparenza: 8. Anni fa, Franco Montanaro, un giovane politico repubblicano che aveva del vero genio e poi morì insieme alla moglie americana in un incidente stradale, scrisse il dramma teatrale "Il Congresso", parodia dei giochi di potere, dei miserabili intrallazzi di corridoio, che animano le assisi dei partiti. Ma Franco non avrebbe avuto niente da ridire su questo congresso: niente intrighi, e molta serenità. Merito delle regole, che legano il numero dei delegati ai voti ottenuti dall'IdV alle lezioni e non alle tessere di un territorio, e che non prevedono l'elezione da parte del congresso dell'esecutivo nazionale, che resta composto degli elmetti nei parlamenti e consigli regionali. Dunque: niente trucchi e un'allegra onestà.
Alcuni interventi: 8. Di Pietro, i capigruppo, Guy Verhofstadt, Luigi de Magistris e non solo, che insieme ai responsabili dei dipartimenti hanno sfoderato analisi e proposte, riuscendo a dare voce a quei tratti d'identità dell'IdV, fatti d'indignazione per la condizione del paese, ma anche di voglia, ancora oggi, nel 2010, d'impegnarsi. E trasmettendo per quel sentimento di disperato amore per "giustizia e libertà" - due parole che sono riecheggiate più volte dal palco, insieme ad altre nobili come "costituzione", "Europa", e perfino "partito d'azione".
