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1. "Virtù e fortuna" ci vogliono per vincere le battaglie, avvertiva il concittadino Machiavelli. La prima non sarà mai abbastanza, l'altra è proprio mancata nella più rocambolesca votazione conosciuta nella storia del Parlamento Europeo, avvenuta per la risoluzione sulla "libertà d'informazione in Italia e in Europa". Si partiva in svantaggio, con i numeri che ci davano in minoranza in un parlamento che da giugno ha una maggioranza di centro-destra; eppure, proprio la risoluzione di centro-destra, primo testo votato, viene sorprendentemente bocciata con circa venticinque voti di scarto. Colpo di scena, confermato dall'approvazione di tutti i paragrafi, uno a uno, del testo di compromesso del centro sinistra, mentre i vari emendamenti del PPE vengono respinti. Tuttavia, sul più bello, al voto sul testo finale, siamo noi ad andare sotto di appena tre voti. Gli esponenti del PDL fanno salti di gioia, c'è chi si mette a ballare in aula - ne avevano accumulato di stress. Ma poi capiscono che non è ancora finita, perché si procede al voto delle singole risoluzioni dei gruppi di centro-sinistra. Cadono, per pochissimi voti, quella socialista, quella verde, quella comunista, e l'ultimo voto è proprio sul testo liberaldemocratico. Sarebbe la ciambella più riuscita, ed è un risultato al cardiopalma: 338 a 338; sul momento ci sono pochi festeggiamenti nel PDL nell'esitazione generale - non molti sanno che in caso di parità il testo non è approvato.
Così si rimane a bocca asciutta, ma con un assaggio di vittoria che é svanito sul più bello. Un comportamento di voto così difforme si potrà forse spiegare con una volontà di alcuni del settore di centro-destra di punire il PDL non appoggiando la loro risoluzione (che è un pezzettino di letteratura fantastica, i giornali avrebbero dovuto pubblicarla, mai mozione ha avuto più faccia tosta) ma poi, venuti al dunque, non hanno voluto dare la soddisfazione della vittoria alla nostra parte - ci sta. Né ha aiutato che alcuni emendamenti su restrizioni ai media in Portogallo e in Ungheria non siano stati accolti nel testo comune del centro-sinistra (e forse è stato uno sbaglio, ma erano emendamenti che puzzavano di strumentalità, visto che nello stesso testo del PPE non si fa alcun cenno a questi due paesi...).
Ma il bello è stato vedere che tre colleghi irlandesi dell'ADLE si sono astenuti sul più bello per via di una "telefonata di pressione" ricevuta dal proprio governo nell'imminenza del voto. Il gruppo, nel dibattito post-voto li ha davvero crocifissi, quasi con rabbia (e il processo non è che all'inizio), soprattutto perché si è reso conto di quello che come ho spiegato al gruppo in Italia accade tutti i giorni: alcuni poteri, molto forti, non hanno scrupoli a esercitare qualsiasi forma di pressione, spingendosi perfino a Dublino per influenzare il voto a Strasburgo. Questo episodio oltre a contribuire al voto finale - ma del resto nel gruppo socialista e in quello verde c'erano varie assenze - ha permesso almeno in Europa di capire anche meglio di cosa sono capaci, con chi abbiamo a che fare. Esprimendomi calcisticamente - mi scuso con tutti, non lo farò più - la potremmo mettere così: giocavamo in trasferta (un parlamento con maggioranza di centro-destra), la sconfitta ci stava, e invece siamo stati in vantaggio fino all'ultimo minuto, quando c'è stato, letteralmente, il pareggio. Per questo il PDL esce con l'umore migliore, e noi meno. Ma siamo ancora alle prime settimane della legislatura e i colleghi più anziani mi hanno detto: grande prova, a un soffio da risultato storico, e chi attraversa queste battaglie poi saprà farne di ben altre.
