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1. « Se fossi il re… »
Da piccolo mi dicevo « se fossi il re, farei … » … E così, alla fine dell’incontro tra il Presidente della Repubblica e i parlamentari europei, ho pensato: « Se fossi il Presidente della Repubblica », avrei forse ricordato ai nuovi eletti che nella scorsa legislatura i rappresentanti italiani a Bruxelles avevano il doppio primato di primo posto per assenteismo e di primo posto per stipendio; oppure, ricordando la vergogna che anche in questo mandato abbiamo mandato in Europa alcuni eletti condannati con sentenze passate in giudicato, avrei esortato a trovare misure idonee a metterci al passo con gli altri paesi in quanto a etica della selezione del nostro personale politico.
Pensavo così, ancora seduti nello sfarzo del Quirinale e dirigendoci verso un sobrio rinfresco; invece gli auguri del Presidente hanno avuto un solo vero passaggio politico: è disdicevole voler discutere in Europa questioni interne, alludendo alle nostre richieste di un dibattito in plenaria sulla libertà d’informazione in Italia o sul lodo Alfano.
Pensavo che, « se fossi il Presidente », di sicuro avrei sottolineato che l’autorevolezza italiana in Europa è stata finora compromessa non dal portare nelle istituzioni comunitarie quegli scandali italiani di cui tutta l’Europa già discute nei media e nell’opinione pubblica, ma da scarso impegno, privilegi nazionali impensabili altrove e addirittura mancanza di etica, e avrei sottolineato che il rispetto del nostro amato paese lo si ottiene lavorando con competenza, onestà e coerenza, mantenendo la parola data agli elettori.
Ma io non sono il Presidente della Repubblica, e il messaggio è stato diverso; in un paese dove ci sono politici corrotti, politici mafiosi, politici che pensano solo agli affari propri, esportati anche in Europa, l’unica tirata di orecchi è stata per noi dell’Italia dei Valori. La festa è allora finita davanti al Quirinale, appena usciti, a buttare giù il testo di una dichiarazione stampa. Così va il mondo.
Al Quirinale si sarebbe potuto parlare d'altro: all'incontro con Napolitano, vecchio militante federalista, m'ero presentato con la bandierina federalista appuntata sulla giacca - un piccolo segno di militanza in questi tempi fiacchi per gli Stati Uniti d'Europa - nome, tra l'altro, della rivista per la quale comincerò una collaborazione, a seguito di un incontro con Enzo Marzo, Milena Mosci e altri amici di Critica Liberale che la edita.
